«Adesso scrivo libri ma in realtà

Volete divertirvi? La premiata ditta Claudio Bisio garantisce l'ubiquità. Potete trovarlo ovunque. In libreria con il romanzo semibiografico «Doppio misto» scritto con la moglie Sandra Bonzi (Feltrinelli, in presentazione oggi, Feltrinelli di piazza Piemonte, ore 18.30). Al cinema in questi giorni con «Si può fare», a febbraio con «Ex», sul set con «Arrivano i mostri». A teatro il 12 dicembre allo Strehler per presentare un inedito di Giorgio Gaber «Io quella volta lì avevo 25 anni». E, ovvviamente, anche in tv, con l'immancabile «Zelig», in onda ancora per due settimane.
Mi concede mezz'ora: «Però se è un quarto d'ora è meglio».
Impegnatissimo...
«Mio malgrado. Ma come fai a dire di no? Tutte occasioni bellissime, una diversa dall'altra... Anche rischiose, come il film sulla malattia mentale».
Rischioso?
«A rischio macchietta».
Il suo criterio per dire «lo faccio»?
«Che ne valga la pena. Gaber sarà in scena una sera sola, Ombretta e Dalia me lo chiedono da due anni: per tutto quello che ha scritto lui provo invidia e ammirazione».
Ma almeno di notte dorme?
«Meno di quanto vorrei. Ieri ho finito "Zelig", sono tornato alle due e stamattina mi sono svegliato dentro un'intervista radiofonica per il libro».
È il suo momento o è sempre così?
«In teoria non vedo l'ora di andare in pensione. Sono godereccio: cinema, sonno, bici. Ma non c’è niente da fare, non riesco a smettere. Anche con "Zelig". Mi dico sempre: "Quest'anno è l'ultimo"».
E poi?
«I comici cambiano, gli stimoli aumentano, la gente ringrazia e mi commuove. Nei giorni scorsi uno studente nell'Aula Magna della Bicocca si è messo a piangere: senza "Zelig" sua mamma sarebbe troppo sola. Basta una mamma così per andare avanti altri dieci anni».
Sua moglie si lamenta?
«Come ha scritto nel libro, quando sono in tournée lei, nonostante due figli in età scolare, si riposa. Adesso è un po' che non parto per mesi, con quel rito di valigie, saluti, promesse di fedeltà...».
Regolarmente mantenute.
«È ovvio».
Da entrambi.
«Nel caso, non vorrei saperlo mai».
Il libro nasce appunto durante una tua tournée.
«Due anni fa ero via per lo spettacolo di Pennac. Dopo una telefonata con alcuni screzietti Sandra mi scrisse una mail con la sua versione. Stetti muto 48 ore».
Perché?
«Era molto divertente e ironica. Molto. Non me l'aspettavo».
Le mogli son fatte per stupire.
«Poi abbiamo iniziato a scriverci. Scripta manent - io poi non butto mai via niente - e nacque il primo pezzo di libro, quello finale».
E il resto?
«Il resto è la parte interessante, quella "letteraria", quella che ai giornalisti non interessa».
E che cosa ci interessa?
«Il gossip. Come funziona tra un attore famoso e sua moglie. E invece noi volevamo anche esplorare il passato, i sentimenti, la vita di coppia».
Coppia metropolitana classica: sempre di corsa, vita mondana...
«Ma se non vedo mai nessuno! Meno male che stasera presento il libro, così almeno vado a cena con Gigio Alberti e Marina Massironi, che non incontro da una vita».