«Adesso la sinistra faccia autocritica»

Bertone: «Giudizi avvilenti sugli astenuti» Don Gallo: «Chiesa lontana dalla gente» Baget Bozzo: «Ma questo è l’addio all’Ulivo»

È un durissimo monito ai sostenitori del Sì e al centrosinistra, quello che arriva dall’arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone nel giorno in cui il referendum segna il fallimento. Il cardinale premette che «ancora una volta, la Chiesa ha saputo interpretare la coscienza popolare e riproporre valori largamente condivisi, soprattutto la difesa della vita nascente». Poi richiama all’ordine: «Abbiamo ascoltato una serie di falsità anche sulle legislazioni estere e vorrei sentire, invece di accuse patentemente infondate a chi era contrario al referendum, qualche autocritica sulla sostanza delle questioni in gioco. Si ricordi che la legge 40 è stata approvata dal Parlamento Italiano in data 19 febbraio 2004 a larga maggioranza». Bertone non risparmia critiche feroci alla sinistra: «Credo che i Grandi della sinistra italiana di un tempo, quali Antonio Gramsci, Enrico Berlinguer e lo stesso Pier Paolo Pasolini, molto vicini al sentire della gente, non avrebbero approvato una campagna referendaria più affine ad una società radical-chic che ad una vera base popolare». Quanto all’interpretazione secondo la quale sarebbero andati alle urne solo le persone intelligenti e i lettori della carta stampata, mentre ignoranti e disinformati non sarebbero andati perché tali, «si tratta di un affermazione davvero indegna e vorrei che il 74 per cento degli italiani che si è astenuto, oltre a chi ha detto no, stigmatizzasse questo avvilente giudizio».
Ieri, sulla questione sono intervenuti anche gli altri due sacerdoti protagonisti della campagna referendaria, Don Andrea Gallo della Comunità di San Benedetto al porto e don Gianni Baget Bozzo, politologo di Forza Italia. Il primo pare non aver ascoltato granché i richiami di Bertone, se insiste nel dire che «Si sta perdendo il significato più importante della democrazia: la civiltà del confronto». Il «prete di strada» e vede «una chiesa che si allontana», «lo spirito del concilio perdersi nelle nebbie» e critica l’invito all’astensione: «Io rifiuto questa propaganda».
Di tutt’altro avviso Baget Bozzo. Che canta il «Te Deum» ed esulta: «Ha vinto la vita, sono meravigliato del capolavoro politico del cardinale Ruini che ha dimostrato di essere il più grande politico che ha avuto la Chiesa in questi 20 anni. Altro che Mazarino: Ruini è molto, molto di più». Il riferimento è al percorso politico che il cardinale presidente della Cei ha indicato al mondo cattolico: la fine dell'unità politica dei cattolici per un compattamento attorno a temi specifici attinenti il Magistero. Per non parlare dei risvolti politici all’orizzonte: «Prodi si è schierato contro Ruini, adesso addio Ulivo».

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