Adesso sono i lettori a decidere che libri pubblicare

<em>Black moon</em>, il nuovo romanzone fantasy da migliaia di copie, è arrivato in Italia a partire da una petizione su un blog

Diecimila copie tutte d’un colpo e poi altre duemila a stretto giro di posta. Sono i risultati di Black Moon, il nuovo romanzone, zeppo zeppo di licantropi e vampiri, appena pubblicato dalla Newton Compton. A poco più di una settimana dall’uscita, il libro macina numeri che per lo «stagno» dell’editoria italiana sono di tutto rispetto, per di più senza battage pubblicitario. Si potrebbe pensare che c’è poco da stupirsi visto che, a partire dal tormentone Meyer, gli umani che ululano o mostrano i canini piacciono molto. Eppure il successo di Black Moon nasce con un meccanismo affatto particolare. A creare il caso editoriale è la modalità con cui il librone dell’australiana Keri Arthur è approdato nel catalogo di una casa editrice italiana. Nessun editor si è preso la briga di segnalarlo, sono stati i lettori che hanno bombardato l’editore di mail chiedendo che il libro venisse tradotto. Perché? Perché ne avevano sentito parlare sul blog «Weirde» dedicato alla letteratura, in generale, e al fantasy, in particolare. Ad averlo compulsato in lingua originale è stata la blogger Mariachiara Cabrini. Ne aveva a lungo discusso con quei visitatori del suo wall che, masticando l’inglese e amando l’urban-fantasy, hanno trovato (a torto o a ragione) fantastico questo new-gothic ambientato a Melbourne. E gli altri frequentatori del sito, quelli che the pen is on the table e, quindi, di leggere in lingua non se ne parla?

Hanno deciso di fare lobbying: passando voce sulla rete hanno diffuso una specie di Schindler’s list di libri da portare in Italia. Nel caso di Newton Compton ha funzionato. Ecco arrivare Black Moon che è la prova provata che stravolgere la normale logica editoriale funziona: non bisogna convincere i lettori a comprarsi il libro o aspettare che si crei il passaparola. Il passaparola, o il marketing virale come dicono i pubblicitari, è quello che ha fatto materializzare questa storia in cui la protagonista è contemporaneamente vampiro e lupo mannaro. L’editore si è limitato ad accontentare un pubblico già bell’e pronto. È bastato avvisare lo zoccolo duro dei commentatori di «Weirde» perché alla casa editrice arrivassero centinaia di mail di approvazione, garanzia del fatto che le vendite sarebbero andate subito bene. Insomma se ormai i futuri protagonisti delle serie tv vengono scelti con il televoto dagli spettatori del Grande Fratello o di Amici adesso gli scrittori possono essere scelti a partire dai pareri che circolano in rete. Una piccola rivoluzione di cui abbiamo parlato anche con Mariachiara Cabrini in arte «Weirde» che è all’origine di questa specie di internet-voto.
«Il meccanismo si è messo in moto per caso. Nel mio blog si parla sempre di libri, io ho lavorato anche come bibliotecaria e mi piace consigliare cose da leggere... Dialogando con chi mi scrive sul blog ci siamo accorti che c’erano autori stranieri che facevano dei bei fantasy e che non venivano tradotti. Abbiamo pensato a un gesto che spingesse le case editrici a guardare nella stessa direzione in cui guardavamo noi. E centinaia di mail che appoggiassero una serie di autori ci è sembrato un bel sistema. Con Newton Compton e Keri Arthur ha funzionato. Ma altri autori che abbiamo proposto verranno pubblicati a breve: Jeaniene Frost e Patricia Briggs da Fanucci, e Kelley Armstrong da Fazi. Non è detto che sia solo effetto della petizione, comunque...». Ora però che il risultato di avere una bella traduzione dei propri fantasy preferiti è conseguito e il risultato editoriale sembra di quelli lusinghieri anche Mariachiara e compagni qualche dubbio sugli effetti di lunga durata di un’iniziativa del genere se lo pongono: «Allo stato attuale l’attenzione agli interessi del lettore è solo un bene. Alla lunga il rischio è che le mode, sfruttando la forza della rete, schiaccino le scelte degli editori solo su quei libri che hanno già un pubblico che fa lobbying... Sarebbe la fine dei generi minori».