Adesso An va alla guerra delle lettere

Sarà il fascino dei ritrovati diari di Benito Mussolini, o magari che la tradizione è sempre la tradizione, o forse che verba volant al telefono, che anche le mail son precarie che a volte arrivano ma a volte inspiegabilmente no, e che invece scripta manent, Poste Italiane permettendo certo. E chi lo sa, fatto sta che Alleanza nazionale va alla guerra con carta e penna. Gli ultimi giorni son fatti di missive, note a margine, post it, in un caldissimo filo più o meno diretto fra Genova e Roma, più o meno incrociato fra i protagonisti della «grande battaglia», quella per il congresso..
Il primo a cominciare, se pure ignaro di scatenare il putiferio, era stato il leader in persona, Gianfranco Fini. Era il 25 gennaio e lui aveva scritto a tutti gli «amici», iscritti-militanti-eletti-dirigenti-quadri, per dire che si va a congresso in tutte le città d’Italia, «nella generalità dei casi entro il 30 aprile». Le date sarebbero state disponibili sul sito Internet di An, ma chi ancora preferisse la cara vecchia carta all’elettronica avrebbe potuto consultare anche il Secolo d’Italia, il quotidiano di partito. A Genova: 4 marzo. Era stato subito caos. Perché a Genova il 4 marzo e anche il 25 e pure il 10 aprile se per quello c’è la campagna elettorale, che fra maggio e giugno si vota per Comune e Provincia. E perché nel frattempo a problema s’è aggiunto problema, con Gianfranco Gadolla a tentar di scalzare il presidente provinciale attuale Alfio Barbagallo, fra laceranti scontri interni e velenosi botta e risposta. Non è clima e non è cosa, ha preso ancora carta e penna Barbagallo. Lettera numero due, destinatario Fini, era l’8 febbraio: «Ti segnalo che la situazione genovese.... aggiungo che sarebbe assurdo...i panni sporchi si lavano in casa... pertanto sono qui a chiederti un rinvio a dopo le elezioni».
Figurarsi Gadolla, che ha già iniziato la caccia ai consensi e che di rimandare non ne vuol sapere. S’è giocato subito l’arma delle date. «Fini ha già risposto che i congressi si terranno entro il 30 aprile». Ennò, hanno svelato il gioco i sostenitori di Barbagallo, quella non era la risposta ma la prima lettera, del 25 gennaio, e la risposta la stiamo ancora aspettando.
Non è che Fini non la voglia inviare, è che prima ha voluto chiedere ai suoi parlamentari liguri che ne pensassero. Così, ha preso la lettera di Barbagallo, a margine di suo pugno ha scritto: «Che ne pensi?», e l’ha inviata al senatore Giorgio Bornacin e al deputato Eugenio Minasso, che è anche segretario regionale in Liguria. Par condicio sulle due campane, visto che i due non se le mandano a dire ma neppure si parlano, e visto che il primo sostiene Barbagallo, il secondo invece sta con Gadolla.
Bornacin ha spezzato la catena dei francobolli e ha alzato la cornetta: «Vorrei un appuntamento con il presidente» ha detto alla segretaria di Fini. Lei ha preso ancora carta e penna e sul tavolo del leader di An ha lasciato una nota con un post it: chiamare Bornacin. Minasso invece, «la lettera non l’ho nemmeno letta, perché tanto io con Fini ci parlo tutti i giorni, ho un rapporto diretto con lui anche perché in aula siamo seduti a dieci metri di distanza». Ecco, gli ha detto qualcosa? «Certo, gli ho espresso il mio dissenso al rinvio. Si va a congresso in tutte le città d’Italia, non si vede perché a Genova dovrebbe essere diverso». Ecco, e Fini che ha risposto? «Niente, ha preso atto». Con un cenno di assenso del capo, ha risposto il capo, ma, avverte Minasso, «sarà l’assemblea congressuale, quella che valuta ricorsi e contestazioni, a esaminare il caso Genova». S’è riunita? «Si riunisce tutti i giorni».