Adesso Yahoo si chiude in difesa Microsoft alla prova del rilancio

Spedita la lettera con il rifiuto all’offerta Lo spettro di Google e la soglia dei 40 dollari

da Milano

Yahoo ha messo nero su bianco il «Gran rifiuto» al corteggiamento di Microsoft. La lettera formale, predisposta dal consiglio di amministrazione dopo alcune verifiche interne, partirà oggi alla volta del colosso guidato da Steve Ballmer. Per spiegare chiaramente che i 42 miliardi di dollari messi sul piatto da Microsoft (pari a 31 dollari ad azione) sono troppo pochi.
Una «enorme sottovalutazione», talmente evidente da essere stata accolta, quasi come un «furto» negli uffici di Yahoo. Peraltro preoccupati delle eventuali ricadute Antitrust di un’operazione da cui prenderebbe corpo una realtà egemone nell’online. A ricostruire il confronto a distanza è stato il Wall Street Journal. A questo punto la parola torna a Microsoft ma la persuasione è che il board di Yahoo voglia soprattutto alzare la posta in gioco. Tanto che il gruppo avrebbe già indicato in 40 dollari, la soglia sotto la quale non è intenzionata a considerare alcuna proposta. Un segnale politico importante nella trattativa ma che comporterebbe per Ballmer un «rilancio» fino a 51 miliardi di dollari (tra contanti e azioni). Il prezzo di 40 dollari sarebbe il doppio rispetto ai 19,18 dollari fatti segnare da Yahoo a fine gennaio, prima che fossero chiare le intenzioni di Microsoft. Da qui le perplessità di alcuni analisti d’Oltreoceano, secondo cui, come ha scritto Martin Pyykkonen sulla Bibbia di Wall Street, i due gruppi potrebbero «concludere a 35, 36, o 37 dollari per azione». Numeri a parte, quella attuale appare soprattutto una battaglia di nervi. Da un lato Microsoft potrebbe infatti decidere di procedere con una offerta apertamente ostile ma incorrerebbe nel rischio di rendere più complesso il passaggio all’Antitrust. Dall’altro Yahoo, che ha sperato a lungo nell’aiuto di un cavaliere bianco, agita lo spettro di un eventuale asse industriale con la rivale Google: l’idea sarebbe, pur restando realtà indipendenti, di mettere a fattore comune il proprio motore di ricerca. Un pericolo da sventare con ogni mezzo agli occhi di Microsoft per la quale significherebbe trovarsi in un angolo nel ricco business della pubblicità su Internet. Secondo altre interpretazioni Yahoo potrebbe invece giocare la carta della sorpresa trovando riparo tra le braccia del colosso delle vendite online Amazon. Sinora, però, non si è palesato alcun gruppo in grado di contrastare la liquidità di cui dispone Microsoft e sia News Corp sia Ge si sono chiamate fuori.