Adinolfi: "Corro contro la Casta"

Il blogger lancia accuse agli sfidanti: Letta rappresenta le imprese, Bindi era
ministro già nel ’96. Veltroni? È la sintesi degli interessi di Ds e Margherita<br />

da Roma

Mario Adinolfi, «il blogger», «l’outsider» - diciamo pure il grande guastafeste - delle primarie per il leader del Partito democratico fa sul serio. Lo cerchi sul telefonino e lo trovi nientemeno che a Copenaghen. E da lì proclama con orgoglio: «Sono l’unico candidato estraneo alla Casta».
Scusi Adinolfi, la sua campagna chi la paga?
«Il biglietto per la Danimarca? Metà i giovani ricercatori che ho incontrato, metà il mio comitato».
Serviva proprio andare fino a laggiù?
«Certo. Io voglio coinvolgere quelli che loro vogliono escludere. In primo luogo i giovani costretti a emigrare, quelli che io chiamo... gli esuli».
Ma a rappresentare i giovani non ci pensa già Enrico Letta?
«Chi?».
Non faccia finta di non conoscerlo.
«Lo conosco benissimo. Persona seria, come gli altri, ma era già ministro nel 1996! Rappresenta imprenditoria e ceto dirigente, non certo i giovani».
Non sarà invidioso perché ha esordito con un video su You tube?
«Ah, ah, ah, di quel video ancora si ride. Leccato, televisivo: i miei sono sporchi e casarecci. La rete è così».
Però Letta i giovani può rappresentarli anche se è stato ministro no?
«Ha trattato e sottoscritto, da sottosegretario, un vergognoso accordo, per cui si potrà ancora andare in pensione a 58 anni con il 90% dello stipendio e del Tfr! In cambio, la mia generazione andrà in pensione a 70 anni, con metà stipendio, e senza Tfr. Come vede Letta è della Casta, mi creda!».
Pure la Bindi ci sta, secondo lei?
«È sostenuta da amministratori locali, sindaci, militanti... Di fatto sta costituendo una corrente di partito. Legittimo, ma anche lei è ministro dal ’96, anche lei della Casta, sì».
Non le chiedo di Veltroni...
«Uhhh... il Messia! È la sintesi migliore degli interessi degli apparati di partito di Ds e Margherita che non a caso fanno campagna per lui».
Scusi, solo lei è fuori dalla Casta?
«Spendo 60mila euro, tutti di tasca mia o raccolti via Internet. Non ho nessun ruolo di partito, nessuna carica, nessuna prebenda. Anzi...».
Cosa?
«Facciamo la controprova! Mi auguro che nessuno di loro voglia utilizzare una lira di denaro pubblico o mezzi del Comune o dello Stato per gli spostamenti della loro campagna. Sarebbe un fatto politicamente grave».
Ci saranno i confronti in tv.
«Ecco, magari: ma facciamoli a sei, come in America. Così ci divertiamo».
Magari, se tutti i suoi rivali sono della Casta il corpo estraneo è lei.
«Mi auguro di no. Certo, ci hanno raccontato che doveva essere una competizione democratica vera, poi le regole sono fatte per tagliare le gambe a chi non ha apparati».
Lo dice per via delle firme?
«Hanno segato uno come Furio Colombo! E poi bisogna raccogliere firme in 475 collegi - da Bolzano a Canicattì - altrimenti il nome sulla scheda non te lo stampano nemmeno!».
Lei ha punto la Melandri definendola «figlia della lupa», si pente?
«Un’altra ministra da dieci anni che fa la lista dei ggiovani? Maddai...».
Non può farla?
«Sì, e a presentare questa lista estranea agli apparati c’erano un battaglione di 50enni e Bettini!».
Non va bene Goffredo Bettini?
«Un 50enne nato nel partito! Alla faccia della società civile...».
Corre per farsi pubblicità?
«No. Per dimostrare che uno estraneo alla Casta può arrivare al 5%».