Adolfo Balduini, un pennello che incide

Alla tradizione toscana del ’300 e ’400 attinge il pittore, incisore e intagliatore Adolfo Balduini, nato e vissuto a Barga (Lucca) dal 1881 al 1957. Balduini torna in evidenza grazie a una recente tesi di laurea che ha incoraggiato la Fondazione Ricci Onlus di Barga a promuovere una mostra. Ospitata nella sede della Fondazione, istituita nel 1990 dall’imprenditore Giovanni Mario Ricci, la rassegna, aperta sino al 30 settembre, con un bel catalogo (Edizioni ETS), riunisce 120 opere di Balduini, tra disegni, xilografie, oli su tavola e su tela, bassorilievi lignei. Emerge una personalità interessante che, dopo un inizio legato al liberty, si assesta su un linguaggio orientato sul «ritorno all’ordine», che in quella Toscana barghigiana e lucchese significa guardare ai primitivi dal ’200 al ’400. Così Balduini, nelle xilografie degli anni 1914-1915, si ispira agli stilizzati e bellissimi bassorilievi romanici delle cattedrali di Barga e di Lucca. E più tardi creerà egli stesso bassorilievi lignei destinati a mobili, legati a modelli donatelliani o di abili intagliatori lucchesi e della Valle del Serchio quattrocenteschi.
Balduini, dopo l’infanzia Barga, a dodici anni emigra con la famiglia a Buenos Aires. Al ritorno, nel 1909, frequenta le Accademie di Belle Arti di Firenze e Roma, dove assimila motivi di Fattori, De Carolis e di altri artisti e frequenta Lorenzo Viani e di Emilio Mantelli, con cui condivide un lungo periodo di attività e molte idee umanitarie. Tornato a Barga, sviluppa il suo «ritorno all’ordine», privilegiando temi agresti e popolari, non solo nei bassorilievi, ma anche nei dipinti a olio su tavola e tela, come le varie vedute di Barga (Il Fosso di Barga, Cortile al sole, Veduta di paese dall’alto) o le contadine che portano le ceste sulla testa, tra assolati campi di grano. Particolarmente riusciti i Profughi del 1924 e le Contadine dello stesso anno.