Adolfo: «La Cdl? Mettiamoci una pietra sopra»

Il segretario Udc boccia il partito unico e dice no a un sindaco «alla Biasotti»

(...) Vittorio Adolfo, un uomo al centro.
«Lì sono e lì resto. Con tutta l’Italia»
Addirittura.
«Gli italiani sono da sempre centristi, non sono mai stati estremisti. Perciò non possiamo fare il partito unico».
Con Forza Italia e An l’Udc ha governato cinque anni.
«Un nuovo soggetto politico non può essere la sommatoria di persone, ma avere una forte identità politica e poggiare su valori comuni»
Infatti questo dovrebbe essere.
«Ma noi non rinunceremo al nostro simbolo e alla nostra identità, noi continueremo a investire sull’Udc, che ha accresciuto il proprio consenso elettorale, quintuplicando i voti a Genova e raddoppiandoli in Liguria».
Insomma avete paura.
«Noi siamo l’espressione del mondo cattolico. Se facessimo un apparentamento di quel tipo consegneremmo i nostri voti alla Margherita perché non saremmo più credibili. Non possiamo fare ammucchiate».
Ammucchiate.
«Ci sono troppe anime: moderati, riformisti, laici, radicali. E noi non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare i nostri contenuti e di tradire il nostro elettorato, è una questione di coerenza».
Con tanti saluti al progetto di un partito unico in vista delle elezioni di Genova.
«Noi saremo a disposizione per la ricerca di un candidato condiviso».
Quindi, almeno questo, correrete con la Casa delle Libertà.
«Questa Casa delle Libertà non mi piace più. Preferisco parlare di area moderata, è più in sintonia con i tempi. Basta guardare cosa è successo oggi (ieri, ndr) in Parlamento con l’indulto: Forza Italia, Udc, Margherita e Rifondazione hanno votato insieme».
La grande coalizione è già qui.
«È in atto un grande dibattito politico, nell’ambito del quale noi non rinunceremo alla nostra identità, ma rinsalderemo le nostre posizioni».
Tradotto dal politichese: se cade il governo Prodi non si torna alle urne.
«Il governo Prodi non cadrà domani mattina, perché il potere aggrega, non divide».
Parliamo di dopodomani allora.
«In effetti ha smagliature impressionanti, che non mi aspettavo si sarebbero evidenziate così presto. Se cade, al voto non si torna. Ci sarà una nuova proposta di governo, invece».
E voi sarete pronti.
«Vorrei che fosse chiaro che non ci siamo consegnati alla sinistra».
Sarà, però in Liguria il suo capogruppo, Fabio Broglia, si becca accuse di collaborazionismo ogni due per tre.
«Accuse strumentali. Grazie a Broglia abbiamo fatto importanti conquiste. Noi vogliamo portare a casa dei risultati in ottica moderata, e per farlo non si può dire sempre no a tutto e uscire dall’aula, bisogna partecipare al dibattito. Altrimenti cosa dovremmo dire del presidente della Regione Claudio Burlando che ha sposato e difende il nostro progetto del nodo autostradale di Genova?».
Ma Burlando l’ha definito un nuovo progetto.
«Questo perché alla sinistra interessa solo la gestione del consenso, dimenticando il lavoro svolto dalla giunta Biasotti per cinque anni».
La Regione l’avete persa. Ora proverete a conquistare Comune e Provincia o vi arrenderete prima di tentare? An, Forza Italia e lista Biasotti hanno già buttato giù tante idee per il programma, l’Udc tace.
«Suvvia, il programma a Genova è già scritto: le cose da fare sono quelle e bastano due pagine a condensarle. Se mai dobbiamo cercare una squadra che lo sappia attuare».
Ecco, parliamone.
«Bisogna evitare i soliti noti».
Quindi anche a lei piace l’identikit di un esponente della società civile, magari un imprenditore, insomma un candidato alla Biasotti?
«Questa storia dell’imprenditore ricco mi fa ridere».
Lei ride, ma in una città rossa come Genova servirà un buon battage pubblicitario.
«Le risorse poi si trovano. Ma a noi serve una persona competente, che conosca i problemi. Il binomio imprenditore più soldi ci farà perdere».