Adolfo (Udc) assolto dal partito e da Biasotti

Riccardo Re

Un applauso scrosciante. Così tesserati e simpatizzanti dell'Udc hanno accolto e sostenuto, nella sala rossa del Comune di Savona, il neo parlamentare Vittorio Adolfo. Lui, il primo deputato ligure per cui sia stata avanzata una richiesta di «autorizzazione all’esecuzione di una misura cautelare», entra nel palazzo tranquillo, accompagnato da altri due ospiti illustri: Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell'Udc, e Sandro Biasotti, ex governatore della Liguria. Cesa e Adolfo, Adolfo e Biasotti. Sguardi che, da quando è scoppiata la faccenda di Taggia, si sono incrociati per la prima volta in territorio ligure, ma sguardi sereni e bocche semichiuse nel commentare quelle accuse di corruzione, turbativa d'asta e truffa aggravata che hanno colpito l'ex assessore regionale. «Noi dell'Udc - commenta Cesa - per nostro stile siamo riguardosi nei confronti delle decisioni della magistratura, anche se, leggendo un paio di fascicoli, mi sembra che anche questa volta siamo di fronte a una bomba a orologeria pre-elettorale». Il segretario non esita definirsi «sicuro dell'innocenza del mio compagno di partito». Al suo fianco, Adolfo preferisce non aggiungere altro alla ribadita affermazione della sua totale estraneità ai fatti. Anche l'ex governatore non si tira indietro per commentare questa vicenda che ha coinvolto anche un altro assessore della sua giunta, Piero Gilardino. «È sicuro che le accuse riguardano motivi extra regionali, e anche se non conosco bene la questione, sono convinto che si tratti di accuse non vere. Ma a ogni modo non spetta a me giudicare» afferma un laconico Biasotti. Martedì dunque alla Camera dei deputati dovrebbe essere nominata una commissione che dovrà dare un suo primo giudizio in merito a quella autorizzazione a procedere chiesta dalla magistratura e su cui infine dovrà esprimersi la stessa Camera. Al momento nessuno avanza nomi, presunti o probabili, della futura commissione, ma tutti attendono fiduciosi. Anzi, i sostenitori savonesi dell'Udc appaiono ben poco attenti alla questione giudiziaria e tutti si proiettano con entusiasmo nella campagna elettorale locale, di cui Adolfo, in qualità di segretario regionale del partito, è uno degli uomini chiave, assieme ad altri esponenti come Fabio Broglia, Alberto Ronchi e Gino Trematura.
Tutti insieme, uniti nello sfidare quel Comune tradizionalmente rosso, in quella stessa sala che ieri di «rosso» aveva ben poco, se non le pareti. A sventolare oltre gli scudi crociati dell'Udc, c'erano infatti le bandiere arancioni biasottiane, per lanciare con questa nuova e originale alleanza Udc-Biasotti la volata finale del candidato sindaco Vincenzo Delfino. Un connubio che molti giudicano forte e duraturo, ma che Biasotti, pur sottolineando come questo «fidanzamento con l'Udc sia molto sentito» in parte frena sul nascere: «Il 28 e il 29 giugno - anticipa - ci sarà un grande convention arancione per le amministrative e in futuro si valuterà caso per caso come correre. A Genova, dove il mio movimento è più forte, credo che andremo in modo autonomo». Delfino nel frattempo, sostenuto da tutta la Casa delle Libertà, dimostra un moderato ottimismo e nell'elencare sinteticamente tutti i suoi progetti, non risparmia stoccate all'attuale maggioranza comunale: «Un Comune che ha raggiunto 90 milioni di euro di debito pubblico e che spreca soldi, non per grandi opere, ma per consulenze esterne è un Comune che non sa amministrare». Si annuncia dunque forte battaglia, e anche se l'attuale maggioranza confida di spuntarla già al primo turno, il pacato Cesa si lascia andare all'entusiasmo, lanciando lo slogan dell’Udc: «Con la riconquista di questa grande città, ve lo dico: io c’entro».