Adornato vende 60 copie e ci costa 3 milioni

Problema: come fa un giornale che vende 60, diconsi sessanta copie al dì a mantenere in vita se stesso oltre a tre direttori: uno editoriale, uno responsabile e uno da Washington? Svolgimento: si moltiplichino le 60 copie al giorno per i giorni dell’anno. E si calcoli quante volte le 21.600 copie così ottenute stanno nella cifra di 3 milioni e 150mila euro di contributi pubblici che il giornale in questione riceve ogni anno. Ed ecco la risposta al quesito: a tenere in vita Liberal di Ferdinando Adornato (socio e direttore) sono i cittadini, con 145,8 euro per copia. Lui, Adornato, giornalista e deputato Udc, è recidivo ma fortunato. Recidivo perché già fra il 1998 e il 2000 riuscì a far fallire un settimanale, sempre Liberal. Fortunato perché ha lo stesso trovato alcuni soci per rilevare la Edizioni de L’Indipendente, nel 2007, e ricacciarsi nell’avventura dell’edicola l’anno successivo. Eccoli, i soci, come li elenca Italia Oggi. C’è lui, Adornato, che con la Servizi Multimediali detiene il 57,8%. Un 12,81% è della Maintenance solution inc srl, un altro 12,81 della Occidente Spa. Poi ci sono l’Associazione rete Liberal col 6,3 e il 4% di Giancarlo Buontempo. Buontempo è cognato di Italo Bocchino, che non è solo il pasdaran di Gianfranco Fini, è anche l’ex editore dell’Indipendente, rilevato appunto da Adornato & Co.
A guardare i protagonisti si potrebbe dire che Liberal sta all’editoria come il Terzo polo sta alla politica: in edicola o alle urne valgono cifre simili, a tenerli in piedi ci pensano i contribuenti. È la democrazia, bellezza, e nessuno tocchi i finanziamenti ai giornali. In questo caso, però, Liberal si potrebbe inviare ai 60 lettori via sms. La sim potrebbero pagarla i cittadini. Risparmiando.