Adottati e restituiti. Ogni mese dieci bimbi restano senza mamma

«Non è come ce lo aspettavamo, non lo vogliamo più». Il diritto di retrocessione è gratuito e, tutto sommato, rapido. Peccato che non stiamo parlando di acquirenti insoddisfatti del pacco appena comprato su Amazon ma di genitori che «restituiscono» il figlio adottivo. Magari sono andati a pescarlo nel più sperduto angolo di mondo, hanno aspettato anni prima di poterlo abbracciare, si sono fatti passare ai raggi X da psicologi e specialisti pur di essere valutati idonei all'adozione, hanno sborsato più di 20mila euro tra biglietti aerei per andare a trovarlo e burocrazia varia. Ma ora che il bimbo tanto sognato è diventato adolescente, qualcosa si è spezzato. Non è più l'esserino indifeso di qualche anno prima, è un 16enne ribelle, violento, ingestibile, che fuma chissà cosa e tenta spesso e volentieri di scappare di casa. «Allora se ne vada se proprio qui non ci vuole stare». E dove va? Abbandonato per la seconda volta, il ragazzino viene ospitato nelle comunità fino a quando compie 18 anni. Solo (ancora) in un Paese in cui non si è mai davvero integrato e di cui non ha nemmeno imparato bene la lingua. Se va bene, viene adottato una seconda volta. Questo è il tremendo epilogo di 100 bambini ogni anno: in media ogni quattro giorni uno di loro lascia la famiglia adottiva. Restituito (a nessuno) perché troppo difficile da gestire. Sono storie (...)

(...) di sofferenza che si accavalla ad altra sofferenza, da cui tutti ne escono a pezzi. Nei registri dei tribunali vengono catalogate come «fallimenti adottivi» e sono una delle priorità da affrontare nel mare di problemi che riguardano le adozioni internazionali. I numeri, tutto sommato, sono esigui: si tratta di circa il 3% delle adozioni. Una percentuale piccola (il 97% delle adozioni va a buon fine) ma dietro cui si celano traumi così calcificati che diventano impossibili da riparare. Non sempre dovuti al disagio dei ragazzi ma spesso anche ai guai dei genitori adottivi: separazioni, malattie, fallimenti.

Non esiste una fotografia attuale del fenomeno. «Le cifre che abbiamo in mano sono vecchie e ridotte rispetto alla realtà - spiega Anna Guerrieri, presidente dell'associazione famigliare «Genitori si diventa» e membro della nuova commissione Cai per le adozioni internazionali - Al momento non c'è una mappa aggiornata delle famiglie adottive che si dissolvono. Né di quelle che affrontano periodi di crisi e mandano in comunità il figlio adottivo per qualche mese. Ma abbiamo ben chiaro che i problemi del post adozione vanno affrontati con più serietà, con un affiancamento continuo, e non solo di un anno, alle famiglie appena formate».

ANNI DI PARALISI

Vedere famiglie che si disfano del bambino è una sconfitta per tutti i soggetti coinvolti nel sistema adozioni internazionali. Sistema che giusto in questi mesi si sta riprendendo da un periodo di scandali e totale paralisi.

La commissione Cai della presidenza del Consiglio, incaricata di controllare gli enti che gestiscono le adozioni, alla fine del 2017 viene condannata per omessa vigilanza su una onlus, la Airone di Albenga, che aveva spacciato per orfanelli adottabili bambini del Kirghizistan strappati con l'inganno (e quattro soldi) alle famiglie d'origine. La vice presidente Silvia Della Monica, senatrice Pd ed ex magistrato, in carica dal 2014, lascia la poltrona solo con la scadenza naturale del suo mandato. Al suo posto arriva l'allora ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che non convoca riunioni. Nemmeno una. E dà il colpo di grazia definitivo alla Cai, riducendola a una commissione fantasma. Sono anni bui e fermi: la trasparenza non viene garantita nemmeno nelle adozioni provenienti da Congo, Etiopia e Cambogia per cui parecchi genitori si trovano a sborsare cifre enormi e ad aspettare mesi e mesi senza mai concludere l'adozione. Le famiglie in attesa dell'arrivo del bambino o appena formate non vengono affiancate in nessun modo, se non dai volontari, e nemmeno le relazioni diplomatiche internazionali vengono più coltivate. Infine, i rimborsi alle famiglie restano in sospeso per anni. La paralisi amministrativa trascura totalmente l'aspetto morale delle adozioni. E non si avvicina nemmeno lontanamente a quel «diritto alla continuità affettiva» sancito dalla legge per tutelare i bambini.

Ora la situazione sembra essersi sbloccata: la guida della commissione è stata affidata a Laura Laera, presidente del Tribunale per i minorenni di Firenze, seriamente intenzionata a cambiare rotta. Ovviamente per far ripartire un ingranaggio arrugginito ci vuole tempo. Ma da qualche mese sono finalmente riprese le missioni all'estero e i contatti con le famiglie «dimenticate». Inoltre la legge di Bilancio 2018 ha aumentato i fondi destinati alle adozioni internazionali, passati da 15 a 25 milioni di euro, e manca solo il decreto che renda effettivi i rimborsi.

CALO DELLE RICHIESTE

«Ora siamo in grado di rimborsare parte delle spese delle famiglie - spiega il membro Cai Anna Guerrieri - a cominciare da quelle che aspettano dal 2011». Il lavoro da fare è immenso ma prossimamente verrà anche valutata la richiesta degli enti per stabilire un rimborso fisso a famiglia adottiva pari a 10mila euro e non più in base al reddito. Fra i temi da trattare anche quello dei fallimenti adottivi, tentando di impostare un piano per affrontare le crisi famigliari con pool di psicologi e assistenti. Consapevoli che se non funziona la fase post adozione, viene compromesso tutto il sistema.

E poi, come chiedono tutti gli enti (seri), bisogna aumentare i controlli «punendo con determinazione chi truffa, isolando le mele marce perché non danneggino tutto il settore». Al momento, per far fronte ai doppi abbandoni, esiste solo qualche iniziativa sporadica promossa dai volontari. In Lombardia sta per partire un progetto pilota, promosso dalla cooperativa Eos e dalla sezione di Monza e Brianza dell'associazione Genitori di Diventa. Si tratta di una casa dedicata ai ragazzi delle famiglie in crisi. Qui possono seguire attività di recupero e sostegno per cercare di evitare che la famiglia vada in frantumi.

In ballo c'è una partita importante: risollevare le sorti delle adozioni internazionali, crollate sotto il peso di una mala gestione. Rispetto al 2010, il numero dei minori stranieri che hanno trovato una famiglia italiana è precipitato del 66%. Del 23% se si confrontano le tabelle del 2017 rispetto a quelle del 2016.

MEGLIO LA FECONDAZIONE

Come mai? «Oltre ai tre anni abbondanti di paralisi della Cai, ci sono numerosi motivi che hanno portato a questo - spiega Paola Crestani, presidente del centro aiuti all'infanzia Ciai -. Innanzitutto alcuni Paesi come Congo, Guatemala e Polonia hanno chiuso i canali delle adozioni. E poi i bambini adottabili sono sempre più grandi, hanno dai 6 ai 10 anni, o hanno problemi di salute e tante famiglie non se la sentono». «Adottare costa molto - aggiunge l'avvocato Cristina Franceschini, presidente della onlus Finalmente liberi - più di 20mila euro, a quanto riferiscono enti e genitori, e sempre meno persone possono permettersi una spesa del genere. Inoltre i vari casi di truffa sulle adozioni hanno fatto calare la fiducia da parte della famiglie e ne ha risentito tutto il settore, coinvolgendo anche chi opera con serietà. A scoraggiare le adozioni sono anche le lungaggini burocratiche perché si sono accumulate le liste d'attesa del passato». Insomma, mentre un tempo l'adozione internazionale era una sorta di scorciatoia rispetto a quella nazionale, ultimamente non è più stato così».

A detta dei volontari e dei responsabili degli enti, c'è anche un altro aspetto che ha determinato il crollo delle richieste: la fecondazione assistita, pratica tentata da sempre più coppie prima di infilarsi nel ginepraio delle pratiche adottive. Per di più, da quando in Italia è consentita anche la fecondazione eterologa (cioè dalla metà del 2014), i numeri degli aspiranti genitori sono cresciuti. La tecnica, rimborsabile con il ticket in sempre più regioni, è tra l'altro molto più economica di un'adozione. Gli psicologi notano un grosso cambiamento: mentre 20 anni fa le famiglie adottavano per puro amore anche se avevano già figli loro, adesso adottano in risposta alla loro sterilità, per cercare un ruolo che altrimenti non avrebbero, quello di mamma e papà.

Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Mer, 02/05/2018 - 10:22

...azzz è più facile che farsi sostituire l'auto difettosa!!!XD

Ritratto di stenos

stenos

Mer, 02/05/2018 - 10:45

I bambini non vengono adottati per pietà o per amore genitoriale ma per appagare l'egoismo di chi non può averne. Poi quando scoprono che l'acquisto è difettoso lo vogliono scaricare.

titina

Mer, 02/05/2018 - 11:33

secondo me il fatto è dovuto che non li fanno adottare appena nascono, li tengono negli istituti e poi a 7/8 anni li fanno adottare: ormai sono diventati caratteriali.

emigrante

Mer, 02/05/2018 - 15:03

Signora Titina: in pochissime parole Lei ha centrato perfettamente il problema. Per un neonato la Famiglia ove viene accolto è la propria Famiglia, nella quale si integra nella stessa misura di tutti gli altri bambini con i propri "veri" genitori. E per gli stessi Genitori adottivi, il processo di crescita del figliolo modula reciprocamente la conoscenza e i rapporti. Ad età via via sempre maggiori del bambino, si tratta sempre più di sconosciuti venuti a sconvolgere abitudini e regole già consolidate. Da qui possono nascere reazioni negative (da ambo le parti) che talvolta sfociano in reciproche insanabili repulsioni.

emigrante

Mer, 02/05/2018 - 15:04

Signora Titina: in pochissime parole Lei ha centrato perfettamente il problema. Per un neonato la Famiglia ove viene accolto è la propria Famiglia, nella quale si integra nella stessa misura di tutti gli altri bambini con i propri "veri" genitori. E per gli stessi Genitori adottivi, il processo di crescita del figliolo modula reciprocamente la conoscenza e i rapporti. Ad età via via sempre maggiori del bambino, si tratta sempre più di sconosciuti venuti a sconvolgere abitudini e regole già consolidate. Da qui possono nascere reazioni negative (da ambo le parti) che talvolta sfociano in reciproche insanabili