Adozioni, Blair chiude le agenzie cristiane

Nessuna esenzione per le Chiese, che saranno costrette a fermare l’attività

da Londra

Ufficialmente una decisione verrà presa entro la prossima settimana. Ufficiosamente, le agenzie di adozione gestite da cattolici e anglicani si avviano a chiudere i battenti. La richiesta presentata dai leader delle due Chiese al governo britannico per ottenere un’esenzione sull’adozione delle coppie gay, nell’ambito della nuova legge antidiscriminazione, ha spaccato a metà l’esecutivo. Ieri Tony Blair - che con una moglie cattolica è costretto a camminare sui tizzoni ardenti - ha promesso che in qualche modo una via d’uscita si troverà entro la settimana prossima, poi si voterà.
La nuova legge che rende illegale ogni genere di discriminazione basata sull’orientamento sessuale del singolo, entrerà in vigore il 6 aprile prossimo ed è già stata approvata per i due terzi dal Parlamento inglese. Il terzo restante è appunto quello che riguarda le adozioni e sul quale, a quanto sembra, la maggioranza dei ministri di Blair non intendono scendere a compromessi. Le lettere inviate dal primate della Chiesa cattolica e di quella anglicana hanno scatenato un dibattito dai toni forse più accesi del previsto e il premier si è visto costretto a mediare tra due posizioni obiettivamente troppo lontane. Da una parte il diritto all’uguaglianza sancito da una legge dello Stato che il Labour ha fortemente voluto, dall’altra le ragioni della coscienza dei credenti.
«Personalmente sono sempre stato a favore del diritto di adottare delle coppie gay», ha dichiarato ieri il primo ministro promettendo di impegnarsi per trovare una via d’uscita. «Sia le coppie gay che le agenzie cattoliche – ha aggiunto – hanno un’alta percentuale di successi proprio nei casi di adozione più complicati».
Schiacciato tra incudine e martello Blair sta dunque tentando di prendere tempo, ma le indiscrezioni apparse già ieri sui giornali fanno capire che se dovesse assumersi la difesa dell’esenzione, la sua è una battaglia persa in partenza. Ma soprattutto appare una battaglia persa quella della Chiesa, le cui agenzie si avviano quindi alla chiusura. Secondo voci non confermate ufficialmente, l’unica proposta su cui la maggioranza del governo sembra disposta a ragionare sembra infatti essere l’offerta di un periodo limitato di transizione – tra i 6 mesi e 3 anni – durante il quale le agenzie cattoliche non sarebbero costrette ad attenersi alla nuova legge.
Un’offerta che difficilmente il Vaticano potrebbe ritenere sufficiente. Ma a molti ministri di Blair la cosa non interessa affatto. «Si può essere a favore o contro la discriminazione – ha dichiarato ieri Harriet Harman, ministro per gli Affari Costituzionali – non si può essere soltanto un po’ contro la discriminazione». E lord Falconer, amico di vecchia data del premier e parecchio più anziano di lui, ha aggiunto che nessun gruppo religioso può essere esentato dall’osservare la nuova legge.
I cattolici da parte loro ribadiscono con fermezza la loro posizione. «Obbligare per legge le nostre agenzie a considerare le coppie gay come potenziali famiglie adottive – ha scritto nella sua missiva il cardinale Cormac Murphy O’Connor – significa chiedere ai nostri volontari di agire contro i principi della Chiesa cattolica». Sebbene faccia difficoltà ad ammetterlo, a fianco di Blair sembra essere rimasta soltanto Ruth Kelly, ministro per le minoranze, più volte messa sotto accusa proprio per la sua appartenenza al gruppo integralista cattolico dell’Opus Dei. Pare che la signora sia estremamente seccata per le indiscrezioni giornalistiche uscite sulla sua posizione in questi giorni. «È un politico serio e pragmatico che ha tentato di trovare in tutti i modi una soluzione di principio a questo problema», ha detto di lei al Guardian una fonte anonima. In Scozia intanto, sullo stessa spinosa materia, il governo ha trovato una soluzione di lungo termine che per ora ha evitato la frattura con la Chiesa. Con un accordo «aperto», le agenzie cattoliche di adozione hanno ottenuto dai ministri di Edimburgo la deroga richiesta anche a Blair. Non potranno quindi essere forzate dalla legge a dare i loro bimbi in adozione alle coppie gay.