Adozioni, la Cassazione apre ai single «Ma solo se fanno il bene dei minori»

La Suprema Corte respinge la richiesta di una donna, ma invita il Parlamento a ripensare la legge

Manila Alfano

da Milano

Nelle adozioni internazionali le richieste dei single potrebbero avere qualche spazio in più. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione che invita il Parlamento ad allargare gli spazi della legge. Nessuna rivoluzione, ma una interpretazione meno restrittiva delle norme in materia.
Per ora la piccola Andrea Izabela resta in Romania e la richiesta di adozione da parte di Doinita V. è definitivamente respinta, ma la loro storia sembra che abbia aperto un varco.
Una ragazza romena, Doinita V., adotta a Bucarest una bambina di un anno. In Romania la legge permette ai single di adottare minori. La ragazza risiede a Roma da 13 anni ed è sposata con un italiano. Ma il marito non compare nella sentenza di adozione. In Romania, appunto, non serve. Il problema nasce quando bisogna portare la bambina in Italia. La donna chiede al Tribunale dei minori di Roma il riconoscimento della pronuncia dei magistrati romeni, in modo da poter portare la bambina - alla quale si era già molto affezionato anche il marito di Doinita - in Italia. Lunghe battaglie in tribunale, e la storia resta senza lieto fine. La richiesta della donna viene negata sia dal tribunale sia dalla Corte d'Appello di Roma perché si tratta di riconoscere un provvedimento straniero emesso solo nei confronti della donna e pertanto in contrasto con le norme che disciplinano l'adozione internazionale nel nostro Paese. La vicenda è finita in Cassazione e lì i giudici hanno ribadito che, in base all'attuale legge sull'adozione internazionale, non è possibile venire incontro a vicende come quelle di Doinita e della piccola Andrea Izabela. Ancora un no, quindi. Le norme sono chiare. Ma la Cassazione si commuove e chiede al Parlamento di rivedere la legge. Serve una interpretazione meno severa per i genitori single. Davanti al bene del bambino si può pensare anche a uno strappo alla regola. Va tutelato il principio generale senza perdere di vista il caso singolo.
Ora la legge italiana riconosce l'adozione da parte del single, ma si tratta di casi particolari e limitati in cui si è instaurato un rapporto affettivo e genitoriale di fatto ormai consolidato. Solo in questi casi il Parlamento si è avvalso della facoltà di concedere l'adozione di minori a single. Al contrario - hanno dichiarato i giudici - «il principio fondamentale della legge è quello secondo cui l'adozione è permessa solo alla coppia di coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni». Detto questo, la Suprema Corte ha però voluto spezzare una lancia a favore di situazioni così drammaticamente irrisolvibili e ha invitato il legislatore ad andare «oltre il diritto vigente». Per la Cassazione dunque anche i single potrebbero arrivare a ottenere gli effetti di una vera e propria «adozione legittimante», sempre che tale soluzione «sia giudicata più conveniente all'interesse del minore».
Secondo i supremi giudici la stessa Convenzione di Strasburgo - che lascia liberi gli Stati sottoscrittori, tra cui l'Italia, di regolamentare come credono le domande di adozione da parte di persone singole - suggerirebbe di arrivare a questa conclusione. L'adozione da parte dei «single» - aggiungono i giudici - dovrebbe essere consentita in casi ben definiti o sottoposti, di volta in volta, all'apprezzamento del giudice. Una precisazione che sembra ottenere il consenso di molti, compresa l'ex presidente delle adozioni internazionali e giudice minorile, Melita Cavallo, che dichiara: «Ben venga l'apertura della Cassazione alle adozioni in favore dei single, ma va detto che i bambini preferiscono avere una mamma e un papà come riferimento». La Cavallo osserva che «nelle famiglie di oggi, dove il numero dei componenti è sempre più esiguo, si deve anche tenere presente che se viene meno la persona alla quale è stato affidato il bambino, per il minore è la fine». Detto questo, l'ex presidente condivide l'appello dei giudici al legislatore e ammette che «oggi nei confronti delle persone che vivono sole non esiste più un pregiudizio culturale».