Adr, si cerca un nuovo ad Proseguono le trattative

Il «triumvirato» gestirà la società fino all’individuazione di un manager gradito a entrambe le parti

da Milano

Il «compromesso» raggiunto tra i «separati in casa» Gemina e Macquarie per il vertice di Aeroporti di Roma è più pesante di quanto sia parso in prima battuta: l’ex amministratore delegato Maurizio Basile - come riferito - è stato «derubricato» a direttore generale, mentre un collegio di tre consiglieri delegati è stato nominato per sostituirlo. Il fatto emerso con più chiarezza ieri è che «tale accordo provvisorio sarà in vigore finché il cda di Adr identificherà e nominerà un nuovo amministratore delegato». Dunque, la società è alla ricerca di un successore allo stesso Basile.
Questo è quanto l’australiana Macquarie, azionista di Adr al 45%, ha comunicato alla Borsa di Sydney all’indomani dell’assemblea che ha nominato i nuovi vertici aziendali, stabilendo una tregua con l’altro azionista, Leonardo-Gemina (51%). Da tale dichiarazione risulta evidente che la soluzione raggiunta è transitoria e che gli australiani puntano alla nomina di un nuovo ad per la società.
Fonti vicine a Gemina ribadiscono le informazioni diffuse dopo l’assemblea: il cda di Adr ha raggiunto un accordo temporaneo sulla governance in attesa della definizione del riassetto azionario e dell’approvazione del piano industriale e la struttura prevede, accanto a Maurizio Basile, confermato direttore generale, tre consiglieri delegati, il neo presidente Fabrizio Palenzona, Alessandro Grimaldi e Andrew Cowley, quest’ultimo in quota Macquarie. Se queste vicende possano preludere a un’uscita di Basile non si può al momento dire. Perché se nel contrasto Gemina-Macquarie, sul quale sono stati avviati tentativi di mediazione, dovessere prevalere Gemina, Basile verrebbe con buona probabilità reintegrato nel suo ruolo.
L’attuale fase è molto critica. Da una parte l’azionista di maggioranza, Gemina, ha otto consiglieri; Macquarie (45%) ne ha quattro. Il varo del piano decennale predisposto da Basile (2,2 miliardi di investimenti) necessita di dieci voti favorevoli, che non ci sono. Questo ha provocato, nelle scorse settimane, lo scontro e lo stallo, e uscirne non sarà facile. Se la mediazione non darà esiti, i patti tra i due grandi soci prevedono il ricorso a un’asta con successive offerte per le rispettive quote fino a quando uno dei due accetterà di vendere. Macquarie ha risorse molto più ampie di Gemina, che dovrebbe ricorrere a una ricapitalizzazione per dotarsi del capitale necessario (non meno di un miliardo) per acquistare la quota australiana.