Adriana Spera (Prc): «Quel documento è contro i cittadini». E il via libera arriva tra i fischi di disapprovazione dei residenti Malagrotta, il gas avvelena l’Unione Il consiglio comunale approva una mozione-compromesso sull’impianto per i rifiuti, m

Michela Giachetta

Accordo raggiunto nella maggioranza capitolina sulla questione del gassificatore a Malagrotta? Sì. Forse. Anzi no. È una maggioranza sempre più indecisa e sempre più divisa quella che si è presentata ieri in aula Giulio Cesare. Oggetto della discussione: la questione Malagrotta, la stessa che la scorsa settimana aveva causato una rottura fra Verdi, Pdci e Prc da una parte e Ulivo dall’altra e un rinvio a ieri della votazione delle mozioni presentate su quell’argomento.
Nel primo pomeriggio la maggioranza si è riunita per mettere nero su bianco un documento di sintesi delle diverse posizioni. Da quella di Rifondazione, che è da sempre contraria alla costruzione del gassificatore a quella dell’Ulivo che, invece, quel «no» non ha mai voluto pronunciarlo nettamente. Il risultato è una mozione in cui vengono cancellate le parole «sospensione dei lavori», presenti nel documento di Prc, Verdi e PdCi all’ordine dei lavori della scorsa settimana. Nella mozione che appare in aula Giulio Cesare alle 16, sottoscritto da tutta la maggioranza, si chiede che il sindaco si impegni a richiedere al Commissario per l’emergenza rifiuti della Regione (leggi: Marrazzo) di adoperarsi affinché le decisioni che assumerà il tavolo istituzionale avviato non siano condizionate dagli interventi in corso nell’area di Malagrotta. Ma chiede anche che Veltroni organizzi un tavolo di confronto con i cittadini e si attivi presso il presidente della Regione, perché realizzi per ogni impianto di gestione rifiuti, previa attenta riflessione sulle tecnologie impiegate, un sistema di monitoraggio ambientale.
La maggioranza all’apertura del consiglio, quindi, si presenta compatta. Accordo raggiunto, con tanto di documento unitario sottoscritto da tutti. Ma è un miraggio che dura poco. Alle 18, Adriana Spera, capogruppo di Rifondazione, cambia idea: «Quel documento non lo voto». I residenti di Malagrotta, intervenuti durante la seduta e fino a quel momento molto critici nei confronti della maggioranza, applaudono. L’esponente del Prc spiega così la sua decisione: «Abbiamo incontrato i cittadini che partecipano al lavoro del tavolo interistituzionale. Ci hanno detto che proprio nel tavolo ci sono coloro che stanno realizzando il gassificatore». Per la Spera «questo è un condizionamento inaccettabile». «I cittadini poi - continua - si sono accorti che nell’autorizzazione a estendere la discarica data a marzo 2005 dall’allora commissario straordinario Verzaschi, ci sono riferimenti a decreti che non erano ancora stati approvati e lo sono stati solo sei giorni dopo».
Quindi no, quel documento il Prc non lo vota. La cosa stupisce non poco la maggioranza. Improvvisamente gli scranni occupati dal centrosinistra si svuotano. Tutti riuniti a raccogliere i cocci di quella situazione. Intanto la discussione va avanti. L’opposizione, attraverso la presentazione di una mozione firmata da An e Forza Italia, ma non dall’Udc, chiede la sospensione dei lavori per la costruzione del gassificatore. Però parla anche d’altro. Michele Baldi, capogruppo di Fi, dichiara: «Se si dovesse verificare il fallimento della raccolta differenziata dei rifiuti (fallimento voluto per favorire qualcuno) allora si realizzi subito un termovalorizzatore in un sito diverso da Malagrotta lontano da rischi per i cittadini, ma che soprattutto sia situato su un luogo pubblico e gestito in modo pubblico».
Arriva il momento delle dichiarazioni di voto. Pino Battaglia, capogruppo dell’Ulivo, dice che voterà il documento presentato dalla maggioranza, ma si chiede anche «quanto il Prc sia ancora un interlocutore attendibile». Alla fine passa con 32 voti a favore la mozione del centrosinistra. I cittadini urlano: «E vi abbiamo anche votato...». Il consiglio si chiude.