Adriano in gol dopo 187 giorni dà all’Inter 3 punti per la fuga

nostro inviato

a Reggio Calabria

Inseguita dal grido «Ladri! Ladri!», che la gente di Reggio Calabria non le ha voluto negare, l’Inter ha ricominciato la sua corsa ad inseguimento a quella dei record. Sesta vittoria, d’accordo. Ma un gol soltanto e la fortuna che aiuta i forti l’hanno tratta fuori da mille impicci ed impacci. È tornato al gol Adriano che non ci prendeva dal 15 aprile scorso (segnò il 2-2 di Inter-Palermo): una scodata della sua crapa pelata è stato l’unico squillo di tromba di una squadra che, stavolta, ha rischiato di prender gol più che segnarne.
Serata di sofferenza, pioggia, umido e qualche falla. L’Inter è andata subito in sofferenza nel suo assetto difensivo. Toldo, proposto da Mancini al posto di Julio Cesar, tornato in Italia solo venerdì, ha lucidato nome e credibilità andando a mettere mano e fisicone davanti ad avversari lasciati troppo liberi. È stato gigante e talvolta gigantesco. Il campo inzuppato da pioggia battente da due giorni (a Reggio non pioveva da mesi), si è fatto trappola più per i nerazzurri che per gli avversari: le pozze d’acqua hanno frenato il giocare veloce e preciso e talvolta agevolato gli imprevisti. Il centrocampo di Mancini ha faticato nel gioco di guerriglia ad acchiappar palloni. La difesa troppe volte è andata in affanno per gli inserimenti centrali di Cozza (dicevano non stesse bene: bah!) e Ceravolo. Dopo 13 minuti la difesa nerazzurra ha rischiato grosso ed è stata salvata da Toldo. È stato un segnale importante per scuotere qualche intorpidita primadonna: Vieira, rientrato in campionato dove non giocava da maggio, ha faticato a seguire i ritmi veloci e talvolta asfissianti dei centrocampisti della Reggina. Maicon e Maxwell non sono riusciti a produrre gioco efficace sulle fasce laterali.
Qualità e tecnica dell’Inter ancora una volta hanno fatto la differenza, ma il giocare aggressivo e voglioso degli avversari ha messo troppo spesso in difficoltà la difesa nerazzurra. Il gol in comproprietà fra Figo e Adriano (punizione ad effetto del portoghese, il brasiliano arriva a toccar palla d’un pizzico con la pelata) ha permesso all’Inter di starsene un po’ più tranquilla, di mettersi sul piedestallo del maestro di cerimonia, ma con quelli della Reggina che, ad ogni attimo, andavano a tirarle la giacchetta per dirle: non è finita qui. Ed infatti dal minuto 18 in poi, quello del gol, la strana coppia d’attacco, Cruz-Adriano, ha sonnecchiato inerte, e la difesa dell’Inter è stata sottoposta ad una pressione provocata dallo svicolar facile di Cozza e Ceravolo. Toldo ha fatto spettacolo e sostanza, Chivu ha salvato la porta da una delle più pericolose incursioni di Cozza che, nel giro di venti minuti, per tre volte ha rischiato di riportar al pareggio la squadra sua. Non ce l’ha fatta per quell’intruglio di situazioni (destino-sfortuna-imprecisione) che tante volte nel calcio fa la differenza.
Il festival della Reggina, per fortuna dell’Inter e per limiti propri, si è un po’ arenato nella ripresa e naturalmente la gente di Mancini ne ha tratto vantaggio per tener la partita sotto controllo: nulla di speciale da una squadra che vorrebbe tornare ad essere una macchina da guerra. Vieira ha lasciato la compagnia a metà ripresa, Adriano è riuscito a litigare con Mancini quando si è visto sostituito (il tecnico gli allunga la mano, l’altro neppure lo guarda), Zanetti ha regalato un po’ di forza al centrocampo. Il gioco nerazzurro si è fatto un poco più concreto, incisivo, degno dell’essere di una squadra con tanto di scudetto al petto. Mancini ha rinforzato l’attacco inserendo anche Ibrahimovic. Cruz si è mangiato l’occasione gol che poteva riscattare la sua partita. Suazo si è visto fermare uno scatto dalle belle prospettive, con una fasulla segnalazione di fuorigioco. Poi il gran finale: Ibrahimovic ha tirato la sberla da incenerire le mani del portiere (peraltro bravo nella respinta), Cozza si è mangiato ancora un’occasione da gol, Cascione ci ha provato ma Toldo ha chiuso come aveva cominciato: da protagonista. Morale della storia: Inter sempre più sola e sempre più salda.