Adriano: "Ho rischiato di finire come Enke"

Il campione brasiliano confessa di aver pensato al suicidio, come il portiere tedesco scomparso martedi: "So che la
depressione esiste anche nello sport. Io ho cercato un rifugio nell’alcol, bevevo per
scappare dalle responsabilità"

Rio de Janeiro - "Ci sono passato anche io". La morte di Robert Enke, il 32enne portiere dell’Hannover che si è suicidato martedì, ha colpito in maniera particolare Adriano. La tragica scomparsa del calciatore tedesco ha spinto il centravanti brasiliano a ripensare al periodo buio vissuto tra alcol e depressione. "Io ci sono passato, so che la depressione esiste anche nello sport. Io ho cercato un rifugio nell’alcol, bevevo per scappare dalle responsabilità", dice il giocatore del Flamengo, che nel 2004 ha perso il padre precipitando in una crisi profonda. Solo recentemente, con il ritorno in Brasile, l'imperatore sembra essere uscito dal tunnel. "I problemi vanno affrontati. Il caso di Enke non è isolato", dice il campione brasiliano.

La fuga in Brasile Dopo avere accusato le conseguenze della depressione ai tempi della militanza con l’Inter, Adriano aveva deciso di lasciare l’Italia e rientrare in Brasile una prima volta nel 2008 per giocare in prestito nel San Paolo, ma tornato a Milano è piombato di nuovo dei vecchi problemi. Fino a decidere di abbandonare definitivamente l’Italia ed il club nerazzurro, rescindendo il contratto. Oggi Adriano è tornato a sorridere e fare gol con la maglia del Flamengo, la sua squadra del cuore. "I casi come quello di Enke non sono isolati, il problema va affrontato in profondità perché può anche portare al suicidio", ha detto Adriano.