Adriano lancia l’Inter nel mondo dei sogni

Interisti attendisti per mezz’ora, poi travolgono i veneti. Bene Pizarro

Riccardo Signori

da Milano

È tornato boom boom Adriano. Pronti via ed è subito gol. Anzi alluvione di reti: tre, che sono tante per spaventare gli avversari e il campionato. E l’Inter continua la sua luna di miele con il successo. Il Treviso non è gran cosa, intendiamoci. Ma non c’è nulla di più incoraggiante di una tripletta per cominciare, dell’esplosività di Adriano rispiegata al colto e all’inclita (45 gol in 75 partite ufficiali), dei venti minuti di Pizarro a lucidare gli occhi di San Siro e di qualche colpo di classe di Figo a far sollevare una nuvola di «oohhh!» emozionati ed eccitati. Ieri San Siro ha goduto quattro volte: per i tre gol della Beneamata e per la rete segnata dall’Ascoli. In quei momenti è riesplosa tutta la faziosità da derby: gli interisti hanno intonato il ritornello sul Liverpool, ormai in testa alla loro hit parade, e i cori contro Bobo Vieri, che hanno fatto da leit motiv a tutta la partita, si sono persi nell’aria della festa.
Certo, questo inizio di campionato ha un’altra faccia rispetto a quello dello scorso anno quando l’Inter cominciò il suo calvario dei pareggi. Stavolta c’era il Treviso in casa e non il Chievo a Verona, altra pasta di squadra. Stavolta c’era in campo la squadra che ha concluso la scorsa stagione, innervata da Julio Cesar in porta e Figo all’ala destra al posto di quel pesce lesso di Van der Meyde. Stavolta c’era Recoba che voleva far sul serio e non Vieri carro armato arrugginito. Ma soprattutto c’era ancora e sempre quell’imperdibile Adriano che aveva fretta di vincere e scappare per non perdere l’aereo: destinazione nazionale brasiliana. Ieri l’Inter e Adriano sono state due anime per diversi minuti lontane l’una dall’altra: Inter poco carburata all’inizio, Figo disorientato da un gioco che non lo contemplava, centrocampo guidato dalla scarsa vena di Veron, Stankovic ballerino senza scarpette, e Adriano cane da caccia affamato ma senza preda da inseguire. C’è voluta mezz’ora perché l’imperatore prendesse la decisione fatale: ora faccio tutto io. Ed infatti, strappato un pallone sulla destra, ha scatenato il temporale, scardinato le difese di Lorenzi, che nel duello col brasiliano raramente si è interessato alla palla, e fatto esplodere il sinistro come una clava.
È stato l’inizio del dolce pomeriggio nerazzurro. Adriano lo ha allietato usando ancora il sinistro: ora come un fioretto (tocco del 2-0 sul cross di Stankovic), ora come un’arma di precisione (Pizarro semina la difesa del Treviso e gli appoggia la palla da mettere in rete). È stato l’inizio del campionato nerazzurro, come tanti altri sono stati. Dice la tradizione, per esempio, che l’Inter, ad agosto, è sempre stata vittoriosa alla prima partita, ed anche con punteggi eclatanti: 6-0 all’Atalanta (1961-62), 3-0 al Verona (1999-2000), 4-1 al Perugia (2001-2002). Dunque non è tanto il risultato quello che può indurre alla solita tentazione nerazzurra di sentirsi già con lo scudetto sul petto al primo squillo di tromba, quanto piuttosto la bontà del suo mostrarsi.
Dopo una partenza piena di stridori, la squadra ha cominciato a giocare più sciolta. Il Treviso ha fatto soprattutto ostruzione e distruzione. Però, in quel paio di momenti in cui Reginaldo, brasiliano più vero di Pinga, ha trovato l’intuizione feconda, Julio Cesar ha risposto da portiere di successo. Probabilmente facendo impallidire Toldo, che stava in panchina. E così il resto della squadra: difesa dignitosa (J. Zanetti ha chiuso infortunato), il centrocampo ha ansimato cercando lucidità e brillantezza, ma in realtà l’ha trovata soprattutto quando è entrato Pizarro, che ha riproposto il suo gioco essenziale e veloce ed ha mostrato miglior intesa con Figo. L’attacco ha ritrovato l’orgoglio di Recoba, solito pasticcione che ha tirato tanto e preso anche un palo. Poi è stato Adriano vecchia maniera: un sinistro al volo dopo 16 minuti (deviato dal portiere), prima di scatenare l’uragano e mandare l’Inter nel paese dei sogni.