Adriano, il medico e il Chelsea Ecco i pezzi del rebus Mancini

Il tecnico al chiarimento finale. La voglia di mollare c’è sempre, dipenderà dalle risposte del presidente che dice: "O fiducia o niente". Da Londra: "Abramovich lo vuole". Ma per ora nessuna offerta

Milano - I giornali inglesi cavalcano l’idea: Mancini al Chelsea. Massimo Moratti cavalca il dubbio: «Mancini? Dovremo incontrarci e cercare di vedere se rinnovare la fiducia reciproca o trovare altre strade». Normalmente, dopo aver vinto uno scudetto, secondo della serie sul campo, un presidente sarebbe portato a dire: confermo l’allenatore. Ci mancherebbe! Invece Moratti naviga a vista. Il problema: Mancini resta? Mancini parte? Sta anche nelle titubanze del presidente, non solo in quelle del tecnico. Fra l’altro il rapporto fra i due sarebbe molto migliore se, di mezzo, non ci fosse una corte ossequiosa pronta a sbattere le palpebre con fasulla benevolenza, un plotone di dirigenti e stipendiati decisi a far crescer l’erba solo nel proprio orticello. In questi anni Mancini ha visto di tutto e faticato a digerire pietre, si è evoluto nel modo di gestire i rapporti ma, portando risultati, ha cominciato a pretendere di contare qualcosa. Anche questo lavorare dietro le quinte, soprattutto questo faticare nel tenere a bada le mille correnti del retrobottega interista, hanno stressato il tecnico, consumato i nervi e la pazienza. Da qui gli sbotti, quel «me ne vado» che continua a ripetere a se stesso e, qualche volta, agli altri.

Ora, vinto lo scudetto, l’allenatore prova a respirare a pieni polmoni prima di immergersi nel round finale. Moratti vuole incontrarlo presto, oggi o giovedì, il tecnico vorrebbe attendere la finale di coppa Italia. La lista delle doglianze è lunga, ha fatto intendere il presidente. L’allenatore non vuole averla vinta su tutto il fronte (risolvere i problemi con il dottore, accettare le sue idee di mercato, evitare di riportare a casa giocatori inutili, Recoba per esempio, tenere alla larga chi non c’entri con il settore tecnico della squadra), ma chiede di essere accontentato in qualcosa. Ovvia la logica: se non ottengo adesso, che sono forte di un successo, quando mai succederà? Difficilmente Moratti gli offrirà sostegno: in questi anni ha fermamente difeso un medico, che anche altri tecnici hanno contestato, ha accettato ogni suo desiderio, si trattasse pure di allontanare qualcuno. Le idee di mercato potrebbero coincidere. Mancini vuole rinforzare il centrocampo con due uomini di valore.

Problema Adriano: all’Inter sono tutti disposti ad accoglierlo, se davvero ha cambiato testa. Problema Figo: ormai è troppo fragile. E qualche volta solo ingombrante. Moratti lo vuole ancora, il tecnico è pronto ad allenarlo ma non va oltre. Poi ci sono i rapporti fra i due: presidente e tecnico quasi mai evitano di dire quel che pensano. E spesso le valutazioni sono in contrasto. Niente di male, se poi il tutto non fosse addossato a colpe inesistenti dei giornalisti, che non chiedono altro per divertirsi, e non convincesse i giocatori che osare si può, criticare pure, lasciarsi andare a sceneggiate anche.

Ed allora, ecco perché il rito del «me ne vado» di Mancini continua a galleggiare. L’Inghilterra ha un grande fascino, comunque è uno dei suoi sogni professionali. Qui è difficile coesistere con situazioni ancora nebulose in partenza. Tutti conosciamo Moratti e sappiamo (Mancini compreso) che basterebbe qualche sconfitta di troppo, all’inizio della prossima stagione, per convincerlo a cambiare. Grazie allo scudetto, l’allenatore può allungare automaticamente di un anno la durata del contratto, oggi firmato fino al 2011. Meglio pensarci bene, prima di decidere. E magari attendere qualche proposta: a Londra le ipotesi stanno diventando certezze, ma il Chelsea vorrà attendere la finale di Champions. Oggi può contattare Mancini, allenatore vincente e decorato dal pallone nostro. Fino a ieri non ne era certo. Fa differenza.

In realtà qualcuno dovrebbe farsi avanti per proposte concrete. L’allenatore ha ricevuto deboli approcci. C’è anche l’ipotesi Manchester City. Un contratto in stile Abramovich probabilmente lo convincerebbe. E la foto di domenica sera, sorridente e felice sul prato di San Siro, coppa in mano e Moratti al fianco, sarebbe l’atto conclusivo di un’altra pazzia interista.