Adriano: «Mi ricordavo solo di aver fatto gol»

Viene dimesso: «Ho avuto paura». E fa Babbo Natale in ospedale. Moratti: «Preso Obinna»

Riccardo Signori

Il colpo alla testa non gli ha fatto dimenticare il gol. E neppure l’idea di essere a Natale, dunque grandi e piccini andavano accontentati. Buon Natale ad Adriano che oggi volerà in Brasile, dopo aver passato una notte e quasi un giorno in ospedale. È uscito ieri sera poco prima delle sei del pomeriggio (di solito per un trauma cranico si resta in osservazione 24 ore) con lettera di dimissioni anticipata, firmata dal medico dell’Inter, Combi, che lo assisterà anche stanotte, ma a casa. Per quasi ventiquattr’ore l’ospedale milanese di Niguarda si è trasformato in un accampamento interista: gran via vai e tanti curiosi a naso in su. Canzoncine canticchiate per sollevargli lo spirito. Chissà mai non vederlo da lontano, come fosse una stella cometa. Adriano è rimasto stella, anche se un po’ammaccato nel testolone che, comunque, non ha subito danni. I medici lo hanno controllato e ricontrollato e ieri sera gli hanno dato il via libera. La botta rimarrà un brutto ricordo da dividere con Raggi, l’empolese testa di ferro. Adriano l’ha raccontato con l’animo sollevato. Lo stato di incoscienza è stato breve, i medici lo hanno leggermente ventilato in campo. «Ho avuto paura, ma ora tutto è passato, sono sereno e tranquillo. I medici mi hanno rassicurato. È stata solo una brutta esperienza».
Il bomberone ha ricevuto telefonate e visite, ha girellato per l’ospedale sapendo che il suo problema poteva essere piccolo rispetto a quello di altri ed allora senza metter barba e cappello, ma con la voglia di far felice qualcuno, ha chiesto all’Inter di fargli avere un po’ di materiale (foto, gagliardetti, manifesti) ed ha cominciato a firmare autografi a grandi e bambini, è stato più vicino a quelli che avevano problemi più grandi, ha distribuito materiale al personale dell’ospedale. «Sono stati molto gentili, ho ricevuto tante attenzioni, volevo fare qualcosa per ricambiarli. Anche i tifosi sono stati carini: sono venuti qui a cantarmi la mia canzoncina preferita». E così Babbo Natale Adriano, dopo aver riparlato con Moratti al telefono, aver risentito la mamma sempre via cavo, si è messo alle spalle la notte delle streghe. Portandosi dentro la felicità di quel gol, ha sottolineato lui. «Quando sono stato portato nell’infermeria dello stadio di San Siro, il dottore mi ha chiesto cosa ricordassi. Gli ho risposto che mi ricordavo il gol segnato e questo mi riempiva di gioia».
Figuriamoci! Come dimenticarlo? Da quando Adriano ha ritrovato serenità interiore e familiare, la luna ha ricominciato a guardarlo dal verso giusto: sono arrivate le reti (quattro di fila, considerando anche la Champions) e successi dell’Inter. Il vero antidoto ad ogni maledizione. Insieme all’Inter ha chiuso l’anno nel modo migliore: lui segna, la squadra va. Finì con un successo anche il 2004, ma poi furono tre mesi di gramigna per Adriano (riprese a segnare in marzo) e una fastidiosa alternanza di vittorie e pareggi per l’Inter che, fra l’altro, inciampò nel derby di ritorno. Tanto è bastato per tenere il passo della Juve, ma standone a distanza, e per camminare meglio del Milan, ma non certo per raggiungere risultati concreti. Stavolta non è stata l’Inter a spaventare Adriano ma viceversa. «È stato un grande spavento per quelli che erano allo stadio, ora Adriano sta bene ed escludiamo qualsiasi problema. È un ragazzo forte», ha concluso Moratti che ha evitato di andare all’ospedale. Facchetti, invece, si è presentato mercoledì notte.
L’Inter si è solo spaventata, ma poi si è ritrovata sul campo. Il patron ha fatto i complimenti a Mancini e ai giocatori. «Se continuiamo con questa mentalità e con questo piacere, possiamo andare sempre allo stadio con l’idea di divertirci e di giocare bene al calcio». E, soprattutto, di non vedere Ronaldo. I tifosi glielo hanno fatto capire in ogni modo. E forse Moratti ha capito e replicato: «Noi non lo abbiamo mai sentito e lui non si è fatto mai sentire. Non c’era nulla visto che noi non abbiamo fatto alcuna mossa: era solo un’ipotesi giornalistica. Io faccio fatica a parlar male di Ronaldo, ma questa è l’unica cosa che posso dire». Capitolo chiuso. O quasi. E mentre Facchetti ha fatto sapere che, per rimpiazzare Martins, potrebbero bastare i ragazzi della squadra Primavera, Moratti ha puntato su Obinna, il nigeriano del Chievo. «Siamo già d’accordo e abbiamo concluso le trattative per farlo arrivare a Milano». In realtà Obinna è dell’Inter, prestato al Chievo. Ma per ora, come Martins, è convocato nel preritiro dalla nazionale nigeriana. Al massimo potrà servire per l’album delle figurine Panini.