Adriano, il miglior acquisto per Mourinho

A ncora una sportellata: è così che s'è fatto strada Adriano. Dentro o fuori, è sempre stata una questione di colpi d'anca, di botte, di forza, di velocità. Adesso che fa? Mica può sbagliare ancora. Lo dice da solo, a se stesso più che agli altri. Mourinho lo annusa: «L'importante è che dorma». Invece l'importante è che segni, che corra, che acceleri. Perché nessuno lo dice più, ma molti lo pensano ancora: se questo va, gli altri si mettono dietro. Poi provino a prenderlo. A 26 anni c'è ancora tempo per non fallire: basta finirla con la storia di quello che s'è perso, che non sorride più, che non sogna, che deve trovare la pace. Qui non serve la parabola del brasiliano povero che ha scoperto la ricchezza e poi se l'è fatta scivolare tra le mani. Kakà, Pato, Robinho e gli altri brasiliani dell'ultima generazione raccontano l'opposto. Sono ragazzi normali diventati calciatori speciali. Ad Adriano è rimasta la retorica, perché chi sbaglia sbaglierà sempre. È rimasto l'alibi, perché chi cade trova sempre una giustificazione. Il cervello, dicono. Poi la testa, l'immaturità, la fragilità. Lui c'ha messo la morte del padre, la solitudine della madre, la fidanzata che l'ha mollato, l'alcol, le feste, gli amici. L'Inter aspetta tutti, può aspettare anche lui. Pronti, ora. Sei mesi in Brasile hanno cambiano la persona, non hanno cambiato il calciatore: non è più forte, non è diverso. È cambiato il resto: le condizioni, la squadra, l'allenatore, lo scudetto. Non c'è niente di Adriano nella stagione scorsa e allora oggi dipende tutto da quanto gli rode.
Forse qui sta la chiave: l'Inter ora può attenderlo perché non s'aspetta niente. Lui sa che c'è una squadra che non ha bisogno di lui per vincere. È così che ha fatto Dunga: l'ha richiamato in Nazionale quando Adriano ha capito di non essere nessuno. Mourinho lo stuzzica. Ce l'ha con lui ogni volta che lancia un messaggio subliminale. A chi è che avrebbe pensato quando ha detto la storia del ritardo agli allenamenti? Non si dice, ma si sa. C'è un nome senza nome che gira per ogni momento: ogni abbocco sembra fatto apposta per lui. Sorride, s'allena, gioca. Moratti è impressionato, però c'è qualcuno dentro l'Inter che lo usa sempre come merce di scambio: per Lampard, per Eto'o, per Aquilani. Vale la pena? C'è qualcosa di meglio in giro? Adriano preso da solo se gioca davvero è meglio di Drogba e meglio anche di Adebayor. Per ore c'è. Allora uno si mette a pensare: sicuri che l'investimento migliore non sia il più banale? Prenderlo e costringerlo a crescere. O così o niente, o così o sei finito. La testa? Si sono ripresi in tanti, s'è ripreso persino Cassano che pareva più perso di Adriano. Lui poi ha il fisico, allarga il braccio e sposta l'anca: via gli avversari, uno dopo l'altro. Prendere a sportellate la vita in mezzo a un campo di pallone è anche divertente. Un gol, uno solo, uno che conti: può cambiare una stagione, può cambiare tutto.