Adriano, Moratti dà l’allarme: «Ora serve affetto per salvarlo»

Liti con i vicini, spese folli, test medici sballati. Il presidente: «È in crisi profonda. Ne uscirà, ma dobbiamo fare di più per lui»

Bastone e carota: è l’ultima tattica conosciuta dell’Inter. Inter società, non Inter squadra che, almeno nella tattica, è più identificabile. Destinatario Adriano. Come dubitarne? Ineffabile autodistruttore di se stesso e della propria fama, pericolo pubblico numero uno quando vanno analizzati i contenuti alcolici del sangue, ingenuo spendaccione, sia che si tratti di abitare una suite d’albergo in attesa che gli rimettano in sesto la casa al lago, sia che si tratti di puntar la fortuna su qualche numero della roulette al casinò.
Le ultime su Adriano sono solo bastonate. Moratti scocciato da comportamenti che non seguono la via del pentimento e pronto a spedirlo all’estero. Mancini imbufalito nel rivederlo poco sobrio e costretto a cancellarlo dalla lista Champions per motivi tattici (troppi squalificati, Materazzi infortunato). Il medico preoccupato nel leggere le sue analisi: poco più di una settimana fa ha suggerito uno stop anche per l’allenamento. Il sindaco di San Fermo della Battaglia, paese nel Comasco dove Adriano abita e bisboccia, pronto a impugnare il regolamento comunale se non smetteranno gli schiamazzi notturni del brasiliano e della truppa di ospiti e imbucati che non si schioda dalle poltrone di casa. Storia che dura almeno da un annetto, ma negli ultimi tempi ha preso forma preoccupante.
Visto, detto, sentito tutto questo, Moratti per l’ennesima volta ha tirato fuori la carota e, dimentico di aver chiesto a Eriksson e al Manchester City di prendersi il giocatore in prestito (con stipendio pagato dall’Inter), ha disegnato l’ennesima via al recupero. «Oggi Adriano è soprattutto al centro di un fatto mediatico. L’esclusione dalla lista Champions è una decisione presa all’unanimità e a malincuore, dipesa dall’emergenza in cui si trova la squadra. Però Adriano ci servirà in campionato, un torneo che per noi vale moltissimo. Ci darà una mano a vincere. Non lo rimetteremo sul mercato».
Dopo la rabbia e la voglia di disfarsene, il presidente è diventato una sorta di Don Matteo (sì, quello televisivo) pronto a prender la mano all’anima persa per evitare il burrone. Adriano ormai è sul ciglio di un baratro che forse non riesce a vedere. Moratti sta cercando di farlo tornare calcio-dipendente, non solo dipendente nel calcio. A parole, ancora una volta si è rimboccato le maniche per provarci. «Adriano riuscirà a venir fuori da questa situazione, ma sta attraversando una crisi seria che non si risolve dalla sera alla mattina. Ora servono stima, affetto, fatti pratici. Non ci siamo stancati di quello che stiamo facendo. È un errore pensare di avere fatto abbastanza. Perché, di certo, non abbiamo fatto abbastanza».
E se i vicini si lamentano? Pazienza! Dice il presidente. «La gente è sempre pronta a giudicare, quando qualcuno viene preso di mira. Qualcosa sarà successo. Però possono esserci anche amicizie sbagliate, qualcuno che sfrutta i soldi e l’amicizia. Ma Adriano è un ragazzo intelligente: ce la farà ad uscirne». E se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sulla gravità del problema, eccolo accontentato. Stavolta Moratti non ha lasciato veli: più che lo stipendio serve carità cristiana.