«Adriano non rispetta il contratto» Del Noce prepara la denuncia Rai

La lettera al direttore generale («Ora si può intervenire») prefigura l’azione legale dell’azienda nei confronti del Molleggiato

Anna Maria Greco

da Roma

Fabrizio Del Noce vuole essere rock, mica lento. E così denuncia Adriano Celentano per violazione del contratto. Il direttore di Raiuno, che ha annunciato l’autosospensione alla vigilia del programma del Molleggiato per l’impossibilità di ogni controllo, ora invita con una lettera il direttore generale Alfredo Meocci a intervenire.
«Esistono - scrive - violazioni formali e sostanziali al contratto da parte di Celentano, per cui se non si può intervenire ex ante si può forse in parte rimediare ex post». Come esattamente non lo dice ma, alla vigilia del Consiglio d’amministrazione Rai, tutto lascia pensare a un’azione legale contro il cantante-conduttore. Per Del Noce Rockpolitik da programma d’intrattenimento si è «parzialmente» trasformato in una «trasmissione di informazione politica vera e propria», senza però rispettare le regole dell’informazione, come quella della «verifica delle fonti». Quando, ad esempio, Celentano ha mostrato giovedì la classifica sulla libertà di espressione di Freedom House, con l’Italia negli ultimi posti perché partly free, non ha spiegato che quella posizione era legata alla vicenda del senatore Lino Jannuzzi, a rischio carcere per la condanna per diffamazione. E qui, per il direttore di Raiuno, c’è una responsabilità «forse dolosa» degli autori. Quanto alla sua autosospensione, Del Noce chiarisce un equivoco: «Non sono stato io ad autosospendermi, ma la Rai a espropriarmi, visto che il contratto firmato con Celentano per Rockpolitik concedeva all'artista piena libertà sui contenuti della trasmissione». Una libertà che il Molleggiato avrebbe usato per «attacchi più sostanziali che satirici alla mia persona», leit motiv della trasmissione. Un’altra prova che il programma di Celentano è diventato d’informazione? L’invito a Michele Santoro. Del Noce ricorda che c’era un parere contrario alla partecipazione dell’ex-europarlamentare ed ex-conduttore di Sciuscià, del responsabile dell’ufficio legale Rai, Rubens Esposito, ed è stato puntualmente ignorato dai responsabili del programma.
Che farà adesso Meocci, che nel suo intervento a Rockpolitick ha detto che la libertà di stampa in Italia migliora la sua posizione in classifica proprio per aver dato spazio alla satira di Celentano? Il direttore generale della Rai si è attirato così le ire di An, che ne ha chiesto le dimissioni. Lui, che è sempre stato definito uomo del centrodestra, ora si vede difeso dall’opposizione. «An ha perso un’occasione per tacere - commenta il capogruppo Ds al Senato Gavino Angius -, essendo complice di tutte le devastazioni, delle leggi vergogna e del dominio della tv da parte della Cdl».
Paolo Gentiloni, presidente della Commissione vigilanza sulla Rai, annuncia che Meocci sarà ascoltato domani dall’organismo parlamentare. «Comunque - dice -, trovo che si muova con logica aziendale». Gentiloni aggiunge una critica a Silvio Berlusconi, per la sua reazione a Rockpolitik. «Un presidente del Consiglio non deve compilare liste di giornalisti o artisti graditi». Niente tormentone di chi è lento e chi è rock, per il Cavaliere, insomma. «Tanto meno può farlo - prosegue l’esponente della Margherita - un premier che è proprietario, attraverso la sua famiglia, della maggiore tv commerciale e che attraverso la maggioranza di governo controlla la tv pubblica». Gentiloni dice anche che la Rai deve ridurre il peso della pubblicità, «per recuperare il ruolo e la missione del servizio pubblico». Quanto alla possibilità che Berlusconi e Prodi siano ospiti di Celentano, magari insieme, si limita a una battuta: «Fantapolitik».
L’idea non piace a Carlo Rognoni, membro del Cda Rai. «Spero che non succeda. È un confronto importante da tenere sui canali della politica e non dello spettacolo. Se poi Berlusconi vuole andare da Celentano, visto che la Rai ha regole rigide dettate dalla Vigilanza, può dimettersi come ha fatto Santoro e alcuni applaudirebbero». Il diessino critica anche il premier per le sue dichiarazioni sul Molleggiato: «In tutti i Paesi i comici, quelli che fanno la satira, prendono di mira i potenti, non gli sfigati. Berlusconi o si trasforma in uno sfigato, oppure accetta le critiche».