Adriano non torna Mancini s’infuria: «Manca rispetto»

Il brasiliano, in permesso fino a ieri, arriva solo oggi. Salterà il Livorno. Il tecnico: «Il ct Parreira è un dittatore»

Riccardo Signori

nostro inviato

ad Appiano Gentile

Oggi Adriano sarà in aereo. O a dormire. Forse in tribuna. Sempre che sia tornato. Comunque non con l’Inter e contro il Livorno. L’ennesima telenovela dei suoi ritorni dal Brasile ieri ha sfiorato l’irrisione (dei fatti) o la farsa (delle parole). Recoba e Julio Cesar sono arrivati ieri mattina, come previsto dopo l’intoppo aereo del giorno prima. Il brasiliano, a detta di Mancini, non proprio nelle migliori condizioni («Non si è allenato per due giorni, non era molto fresco») tanto da spingere l’allenatore all’idea di restituire maglia a «lingua lunga» Toldo. E Adriano? Ancora sperduto all’aeroporto di San Paolo, ha raccontato l’ufficio stampa con tutti gli impacci del caso. «Il volo Varig non è partito in orario, il giocatore dovrebbe atterrare domani». Cioè oggi e chissà a che ora (anziché ieri). Ovvio che Mancini l’abbia depennato dai convocati, così come l’aveva depennato dai titolari dopo aver visto che il Brasile gli ha risparmiato niente. Dunque il ritardo sarebbe stato poco male, se non ci fosse stato di mezzo un permesso chiesto dal giocatore, e accordato da Moratti, che stona un po’. «Un permesso per rientrare il giorno dopo», vien raccontato. E Mancini, che ha preso tutto male, ha lasciato intendere come sono andate le cose. «Il permesso? Sì, ne ero a conoscenza». Che non significa: gliel’ho dato io.
Insomma l’Inter è alle solite: le sue stelle bizzose vogliono tutti gli agi del caso, oltre ai miliardi. Ronaldo ha fatto buona scuola all’allievo brasiliano: prima nei giri per discoteche, poi nel trovar le scuse più brillanti per tornare in ritardo dal Brasile. Ormai il vizietto è diventato un viziaccio. Adriano, come capitò a Ronaldo o Vieri, approfitta della mano molle di Moratti e di tutta la dirigenza. Mai uno che gli dica: no! Mancini ha preso atto, ma lo stato d’animo sta sconfinando nella desolazione: aveva pensato di mollare tutto l’anno scorso prima dei derby di Champions, ci sta ripensando. Ieri gli è toccato reggere la parte, quando forse dovevano parlare altri. Senza grande spontaneità. «Se c’è qualcosa da fare o da dire, è meglio risolverlo all’interno. Ormai Adriano non è qui e non possiamo portare in campo la sua sagoma», ha concluso. Eppoi ha messo i giocatori davanti alle loro responsabilità: quelli delle altre società sono arrivati a destinazione in tempo utile, la Juve si è messa in pool con Real, Barcellona e Lione per riportare a casa presto Emerson. Quelli dell’Inter hanno perso ogni opportunità. Sfortuna? Magari un pizzico. «Però basterebbe che i giocatori parlassero e avvertissero la società di certe opportunità. Noi non sapevamo di quell’aereo. Se i giocatori ce lo avessero fatto sapere, avremmo messo a posto le cose. Con tutti i soldi che Moratti spende per loro. Le cose basta volerle».
E, ai problemi aerei, vanno aggiunti quelli provocati dai ct. L’Inter non ha gradito veder Adriano spremuto più di altri. «I giocatori dovrebbero rispetto alle società che li pagano profumatamente. E rispetto - prosegue Mancini - significa prendersi la responsabilità di spiegare al ct che, talvolta, è meglio rimanere a casa per allenarsi. Mi stupisce se Parreira non capisce che Adriano ha bisogno di allenarsi per giocare meglio». Ma il ct del Brasile è uno che minaccia i giocatori: o ti presenti o non ti porto al mondiale. «E allora è un dittatore. Anche se con Ronaldo non è andata proprio così».
Insomma, comunque lo si guardi, Adriano è un problema a cui si aggiungono quelli di Stankovic e Kily Gonzalez infortunati («Per Kily un infortunio serio») e l’amichevole di domani a porte chiuse contro il Venezuela, proprio alla vigilia della Champions. «Ma quale problema? Noi abbiamo perfino organizzato due amichevoli nello stesso giorno: una in Italia ed una in Giappone. Volete che ci preoccupi il Venezuela?». Sembra l’ironia di uno che non ne può più. Un brutto segnale.