Da Adriano a Ortega, quanti depressi nel pallone

Sebastian Deisler si è ritirato dal calcio a 27 anni, per depressione. Talento del calcio tedesco, beffato dalla sorte e falcidiato da continui infortuni. Ha combattuto fino a quando una voce amica gli ha confidato di aver visto la signora Deisler in compagnia di Christian Saba, difensore ghanese suo compagno di squadra al Bayern Monaco. Da quel giorno, dicono gli amici, il volto di Sebastian è cambiato, pallido e inespressivo. Triste, tormentata e inquieta anche la vita di Ariel Ortega, argentino di Sampdoria e Parma. Segna una rete dal dischetto in River Plate-Racing, rientra nello spogliatoio e cade in un quadro clinico drammatico, i medici lo sedano e poi lo ricoverano, non rispondeva più ad alcuno stimolo. Il medico sociale è preoccupatissimo: «Il suo stato di depressione - detta al cronista di Diario Popular -, è così grave da non aver mai conosciuto precedenti simili».
Come sia possibile che una patologia così violenta e subdola compaia all’improvviso resta di difficile comprensione. Adriano Leite Ribeiro non è depresso perché beve, ma beve perché è depresso. Lo ha confessato più volte con laceranti richieste di protezione: «Tutti nella vita attraversano una fase negativa. La morte di mio padre è stato un momento bruttissimo, ho sofferto molto». Cos’è quel buco nero in cui si getta Gianluca Pessotto in piena febbre da mondiale tedesco? Sale sul terrazzo della sede Juve, lascia chiavi e cellulare sul pavimento, prende un rosario, scavalca l’abbaino e giù a cercare il nulla. Qualche mese dopo va ospite da Simona Ventura a Quelli che il calcio e si lamenta per la banalità delle domande che gli vengono rivolte. Una ricerca che si intende scientifica vuole che i depressi siano individui superiori nell’intelligenza e nella sensibilità. Gianluca quel pomeriggio dirà: «Non bisogna aver paura a dare un nome alle cose che si provano, quando si è tristi o depressi bisogna dirlo, perché anche se in quel momento non sembra, c’è sempre un modo per uscirne».
Girano voci strane sugli antidepressivi, pare che alcune società ne facciano un uso costante, qualche giocatore ha confessato, poi a fine carriera, fuori dal solito giro e abbandonati al proprio destino, alcuni ne pagano le conseguenze. Agostino Di Bartolomei non aveva retto allo stress del dopo calcio.
Si dice sia il male del secolo, alterazione dell’umore, tristezza, senso di solitudine, disinteresse, brutti pensieri, autostima a picco. Ronaldo se ne sta ore e ore nella sua stanza del Royal Park di Yokohama, solo, mentre i fans ai piedi del grattacielo aspettano l’autografo. La depressione è un fatto personale che chiede rispetto e l’amore di chi è vicino.