Adriano spegne l’Inter, Cruz la riaccende

Il goleador non gradisce e snobba il tecnico. Polemico anche Recoba

Riccardo Signori

da Milano

Fortunato chi non ha pagato il biglietto per vedere Adriano, sfortunato chi non s’è goduto le meraviglie di Julio Cruz. Ancora lui, l’argentino «guapo e silenzioso» ha restituito fiato e sorriso all’Inter. Mentre l’altro, chissà!, continua a pensare a discoteche e amori perduti. Porto battuto e Inter sull’uscio della qualificazione, questo il tirar delle somme di una notte a San Siro in cui la frattura fra Adriano e Mancini, forse Adriano e l’Inter, si è fatta più acuta per la desolante inconsistenza del brasiliano e la sua incapacità a far mea culpa. Adriano è uscito dal campo evitando saluti e strette di mano con compagni e allenatore. Partita persa in ogni senso, soprattutto quando Cruz ha rispolverato il sapere calcistico ed ha rimesso l’Inter in quota dopo gli affanni del primo tempo e della prima mezz’ora della ripresa. Un rigore, che rivaluta quello sbagliato contro i Rangers, e un magnifico guizzo hanno lucidato la sua presenza e regalato alla squadra il successo che permette di tirare il fiato. Niente di più, perché gioco e diversi giocatori sono stati un pianto.
Più desolante il silenzio di San Siro o l’Inter? Visto il primo tempo, la squadra di Mancini. Inutile raccontarsela con la storia delle porte chiuse, ci sono per tutti e il Porto era certamente meno abituato dell’Inter. Solita Inter delle ultime partenze: un po’ molli, un po’ sfortunate, squadra stordita. Mancini ha rappezzato la formazione con Pizarro a far coppia con Veron e Burdisso terzino di destra, viste le sofferenze di Cordoba e Cambiasso, ma se lasciava in panca metà squadra nessun se ne sarebbe lamentato. Il Porto ha trovato subito armonia di gioco e capito le difficoltà avversarie: non è gran squadra ma il tanto bastava.
A tutto questo si è presto aggiunto il disastroso avvio di Adriano che deve aver mandato in depressione pure i suoi centrocampisti. E se l’altra volta il Porto ha pescato due gol sfruttando incertezze nerazzurre e buona stella, stavolta Hugo Almeida, lo stangone che Adriaanse ha preferito al tirchio (in fatto di gol) Mc Carthy, ha dimostrato la ragione del tecnico. Dopo un quarto d’ora ha approfittato di una punizione concessa al Porto ed ha cavato un proiettile che Julio Cesar ha visto in fotografia, forse in ritardo.
Da quel momento l’Inter si è ritrovata nella solita imbarazzante situazione degli ultimi tempi ed ha ricominciato un’arrancante risalita quasi mai convincente nel primo tempo: Adriano ha buttato palloni e una volta sola ha impegnato Vitor Baia. Martins ha folleggiato fin quando non è riuscito a intercettare di testa un cross di Figo (deviato dal portiere). Il gioco nerazzurro ha dato sempre la sensazione della carta velina e il Porto non ha fatto altro che raccogliere e gustarsi gli strafalcioni avversari.
Difficile venirne fuori in una situazione così desolatamente grigia. Mancini ha proposto cambi che potevano affossarlo ed invece... Ha chiesto una mano a Cambiasso, spostando Veron sulla fascia, eppoi a Cruz, in campo al posto del penoso Adriano. Decisione a cui l’interessato ha risposto uscendo senza passare dalla panchina e andando subito negli spogliatoi. Segno di dissenso a cui si è aggiunto quello strano rientro anticipato di Recoba, dopo il terzo cambio (Mihajlovic per Samuel). Nel frattempo quelli in campo hanno cercato di salvare la baracca. Vitor Baia ha tolto due palle gol a Martins, deviato una punizione di Mihajlovic, ma nulla ha potuto quando Pizarro s’è procurato il rigore che Cruz ha trasformato sollevando la pesante cappa piombata su San Siro. E c’è stato ancor meno da fare quando il jardinero ha schizzato di testa una palla inviata da Mihajlovic. Sarà un caso se gli ultimi entrati hanno condotto l’Inter alla salvezza? Forse no.