Aem-Asm: accordo a metà strada tra Moratti e Corsini

Obiettivo: fusione in autunno Gli advisor al lavoro Scoppia la mina dei bond

da Milano

Un passo verso Brescia, e uno verso Milano: è questo il risultato più evidente dell’incontro di ieri tra i sindaci Letizia Moratti e Paolo Corsini, durato quattro ore. E già l’insolita lunghezza del vertice dice che i due hanno affrontato a fondo i temi sul tappeto, su cui si era arenata la trattativa. E il comunicato finale, pur stringato, mette alcuni punti fermi. Innanzi tutto gli obiettivi. Quelli a breve: «L’equilibrio delle partecipazioni azionarie dei due Comuni (come richiesto fermamente da Milano, ndr) e lo stabile controllo congiunto da parte dei Comuni di Milano e di Brescia della società risultante dalla fusione, e quindi la sua non contendibilità (che invece era un punto fermo di Brescia, ndr)». E quello a lungo: «Realizzare la fusione entro l’autunno».
Una delle ipotesi sul tappeto era infatti quella che Brescia potesse avere una quota azionaria superiore a quella di Milano, ma con una governance paritetica: bocciata. La Moratti ha chiesto e ottenuto che si debba arrivare a quote paritetiche. Il come, è un bel problema. Brescia ha il 69,2% di Asm, Milano ha il 42,2% di Aem e una fusione darebbe risultati sbilanciati, anche se in Aem venisse fusa l’Amsa, che ha la gestione dei rifiuti milanesi.
Non solo, ma c’è un’altra questione: quei bond che se convertiti sono pari all’8,8% del capitale Aem. E che sono una mina: soprattutto perché in ambienti finanziari ci si chiede in mano a chi siano finiti. E già circolano possibili nomi. Se convertiti potrebbero pesare per circa il 4,8% nel capitale della nuova «grande utility», abbastanza da poter spostare equilibri, o da costituire moneta di scambio per altre operazioni. Non a caso Brescia ha messo in chiaro che il 51% nel capitale deve essere raggiunto al netto dei bond, in modo che comunque vada la società non sia contendibile, nè sia squilibrato il capitale.
Stabilito che il 51% deve essere controllato dai Comuni, è dato ormai anche per acquisito che non si farà una holding di controllo in cui far confluire le quote, per evitare l’obbligo di Opa, come è capitato nel caso della fusione tra Aem Torino e Amga Genova in Iride. I Comuni deterranno quindi direttamente il 25% o poco più del capitale.
Il primo passo sarà così il «mandato ai consulenti al fine di approfondire, entro la fine di febbraio, le modalità» per arrivare alla quota paritetica e al controllo con il 51 per cento. Milano si affiderà a Arnaldo Borghesi, Brescia al Crédit Suisse. In altri termini, gli advisor dovranno arrampicarsi sui vetri per conciliare le esigenze di Milano e Brescia, dando una soluzione nel giro di un mese. Auguri.
Infine la governance: si va verso un sistema duale, come sembra essere ormai di moda. Dovrebbe permettere di sistemare tutti gli attuali manager, e magari di fare spazio a qualcuno vicino al sindaco di Milano. Comunque chi in questi giorni ha visto il presidente e ad di Asm, Renzo Capra, dice che sprizza energia e soddisfazione.