Aem e Asm sposi, la superutility decolla

Nasce il terzo gruppo dell’energia del Paese. Oggi i consigli per le nozze, poi il vaglio dei Comuni di Milano e
Brescia. Titoli sospesi in Borsa, concambio atteso a 1,65 titoli contro
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Milano - Aem e Asm uniscono le forze per creare una grande multiutility del Nord Italia. Dopo sette mesi di trattative estenuanti e la suspence di una rottura nel finale, la proposta di matrimonio sarà vagliata questa mattina in parallelo dai rispettivi consigli di amministrazione. I titoli saranno sospesi dal listino di Piazza Affari, ma lo schema dovrebbe prevedere un concambio di 1,6-1,65 azioni Aem per ogni Asm. Per «livellare» i valori in gioco, inoltre, Milano assorbirà la società di servizi Amsa (di cui è atteso il vertice sempre in mattinata) mentre i soci bresciani incasseranno un dividendo straordinario. Proprio l’entità della cedola appare l’ultimo scoglio finanziario dell’operazione di cui già ieri pomeriggio il cda di Asm ha completato un pre-esame che si preannunciava «animato». Ecco perché è probabile che le nozze energetiche con Aem non otterranno l’unanimità tra i consiglieri di Brescia, dove ci potrebbero essere due voti contrari.
Superato il vaglio dei board la parola passerà al Comune di Milano e a quello di Brescia, che controllano rispettivamente il 43% di Aem e il 69% di Asm: è prevista una riunione straordinaria delle rispettive giunte, quindi il summit tra i primi cittadini Letizia Moratti e Paolo Corsini per firmare il protocollo di intesa. L’ultima parola spetterà ai Consigli comunali, ma il clima politico resta burrascoso. Complice l’affondo di Alleanza nazionale che ha sollevato «forti perplessità» sulle nozze, subordinandole al verificarsi di effettivi vantaggi per i consumatori. «Non so come possa funzionare un’industria dove non è chiaro chi comanda e chi esegue», rimarca il responsabile Industria ed energia di An, Stefano Saglia. Il riferimento è al fatto che la superutility sarà retta da una governance duale, ulteriormente complicata dall’inserimento al posto della figura dell’amministratore delegato, di due direttori generali, uno in quota Milano e uno per Brescia: in pole position figurano Renato Ravanelli (direttore finanziario di Edison) e il responsabile sviluppo di Asm, Paolo Rossetti.
Non solo, secondo quanto ha potuto ricostruire il Giornale, malgrado le leve operative saranno nelle mani del presidente in pectore del consiglio di gestione Giuliano Zuccoli, anche il numero uno del consiglio di sorveglianza Renzo Capra avrebbe reclamato alcune deleghe. Senza contare che il consiglio di gestione potrebbe essere “allargato” ed eletto direttamente dall’assemblea dei soci. Dove i Comuni di Milano e di Brescia saranno egemoni: la partecipazione inizialmente prossima al 55% dovrebbe attestarsi a regime poco sotto la maggioranza assoluta.
Aem, incorporando Asm, creerà il terzo operatore dell’energia del Paese (9 miliardi la capitalizzazione pro-forma, a fronte di un margine operativo lordo di 1,8 miliardi) dopo Eni ed Enel. A luglio è atteso il passaggio davanti alle due assemblee dei soci così da poter stilare già in autunno il piano industriale del nuovo gruppo. La sede sociale sarà a Brescia, ma qualche punto da chiarire rimane. A partire dal valore di conferimento di Amsa in Aem che dovrebbe attestarsi nella parte alta della forchetta 250-270 milioni: valorizzazione dietro la quale alcuni intravedono la necessità di aumentare i margini del gruppo con il rischio di una stretta sui prezzi finali. Oltre a «cogestire» Edison insieme ai francesi di Edf, la nuova multiutility del Nord Italia avrà ramificazioni nell’ex genco Edipower, in Endesa Italia e nella svizzera Atel.