«Gli aerei-carretta non devono volare»

Omar Sherif H. Rida

da Roma

No alle «liste nere» nazionali delle compagnie aeree poco sicure: bandire piuttosto tutte quelle che non sono in regola. Questa la replica del ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, alle polemiche nate nei giorni scorsi dopo l’invito rivolto all’Italia dal commissario europeo ai Trasporti, Jacques Barrot, a pubblicare l’elenco delle aviolinee non in possesso degli indispensabili requisiti di sicurezza. Una richiesta già accolta dalla Gran Bretagna e a cui domani si uniformeranno anche Francia e Belgio, mentre la Svizzera renderà nota la sua «black list» il 1º settembre.
«Forse - ha precisato ieri Lunardi - non tutti hanno capito che la posizione italiana sul tema della sicurezza è ancora più radicale di chi sostiene le “black list”, perché per noi e per i passeggeri devono essere autorizzate a operare solo le compagnie aeree perfettamente sicure. Le altre devono essere bandite». «Quella delle liste nere come panacea per la sicurezza del trasporto aereo - prosegue il ministro - è una trappola nominalistica che dovremmo cercare di evitare tutti».
Da parte dell’Italia quindi nessuna volontà di nascondere l’elenco delle compagnie a rischio, ma al contrario, un impegno forte per vietar loro di volare nei nostri cieli così come in quelli degli altri Paesi. «I passeggeri - spiega ancora Lunardi - devono volare sia in Italia sia in ogni altra parte del mondo solo su quelle compagnie ispezionate con esito positivo dall’Enac e dagli altri enti preposti. A tutte le altre, che non risultano affidabili, devono essere proibiti i nostri spazi aerei e non devono essere utilizzate all’estero dai nostri passeggeri».
Una posizione che Lunardi illustrerà martedì al collega francese dei Trasporti, Dominique Perben e nei prossimi giorni anche allo stesso Barrot, che in un’intervista venerdì scorso ha ribadito l’intenzione dell’Ue di accelerare, in seguito alle recenti tragedie dei cieli, il cammino della proposta che obbligherà gli Stati membri alla pubblicazione delle rispettive «black list» per arrivare così alla compilazione di una lista unica europea. L’obiettivo finale della Commissione è quello di non consentire a una compagnia cui è stato negato il permesso di operare in uno Stato, di poterlo fare impunemente in un altro.
La direttiva è stata presentata da Barrot il 16 febbraio scorso ed ha già avuto, ad aprile, il via libera dei ministri dei Trasporti dei paesi dell’Ue. Il prossimo 7 settembre si riunirà il Comitato per la Sicurezza aerea dell’Ue per discutere sui criteri di formulazione dell’elenco unico europeo, mentre a ottobre la bozza passerà all’esame del Parlamento di Bruxelles per la discussione e l’approvazione definitiva, che si auspica possa arrivare entro la fine del 2005. «E a quel punto - come precisato dal commissario Ue ai Trasporti - anche l’Italia dovrà adeguarsi».
Una linea della fermezza che tuttavia, come ribadito ieri da Lunardi, viene e verrà appoggiata anche dall’Italia. «Proprio il nostro Paese - spiega il titolare delle Infrastrutture - è il primo assertore di una linea comune dell’Unione Europea sulla sicurezza del trasporto aereo: quindi condivido e condividerò ogni scelta che rafforzi in modo omogeneo le logiche e i criteri che vietano a una compagnia, qualora non sia perfettamente affidabile, di operare all’interno dell’Unione Europea ma ripeto, all’interno dell’Ue, e non in uno Stato sì e in un altro no». L’utilità delle «black list» secondo Lunardi sarebbe maggiore per quei cittadini europei «in viaggio per il mondo», rischiando di divenire un «controsenso nei Paesi dell’Ue», in quanto «un cittadino europeo non può salire per nessun motivo su un aeromobile che non risponda agli standard certificati dagli organismi preposti».
È a questi ultimi e non al passeggero che spetta il compito di verificare la sicurezza: «L’intensità e la sistematicità dei controlli - conclude Lunardi - deve rappresentare il vero filtro capace di mantenere continuamente ed efficacemente monitorato il livello delle compagnie, divenendo l’unico riferimento per l’intera Unione Europea».