«Dopo gli aerei è l’ora dell’elettronica»

Giorgio Zappa, direttore generale di Finmeccanica: «Il successo del
C-27J negli Usa faciliterà il rafforzamento in settori vicini». Il gruppo è alla seconda vittoria negli Stati Uniti: per prima è
arrivata l’assegnazione ad Agusta Westland dell’elicottero presidenziale

da Milano

Giorgio Zappa, direttore generale di Finmeccanica, sta rientrando dal Giappone, dove ha stretto contatti preliminari per promuovere il caccia europeo Typhoon, e non nasconde la soddisfazione per la vittoria ottenuta negli Usa con il C-27J. «È un successo importante, che abbiamo costruito pazientemente, costituendo una forte alleanza industriale con partner locali e convincendo i clienti della validità del nostro aereo»
Quali saranno le ricadute strategiche per Finmeccanica?
«Consolidiamo la nostra presenza con un secondo grande programma che riguarda importanti piattaforme aeronautiche, dopo l’elicottero presidenziale VH-71. Questo ci permette anche di aumentare la penetrazione in altri settori, come quello elettronico»
Avete parlato di possibili acquisizioni negli Usa, con riferimento a medie aziende elettroniche, recentemente si è accennato anche a una «grande operazione, se ci fosse l’opportunità». È cambiato qualcosa?
«In realtà no, non abbiamo mai escluso una operazione a più ampio respiro, ma ci sono vari modi per raggiungere questo obiettivo, anche perché è molto difficile entrare negli USA attraverso acquisizioni dirette. Ci sono però anche soluzioni industriali o formule miste»
Volete incrementare anche la vostra presenza industriale negli USA in campo aeronautico?
«No, per aeronautica ed elicotteri eventuali acquisizioni vedono l’Europa come teatro privilegiato. Poi se davvero servirà una presenza locale più forte per sostenere l’attività negli Usa, ci penseremo».
A proposito di Europa, il tentativo di acquisire il controllo di Atr è tramontato? Con Eads parlate tanto, ma concludete poco. Ci sono novità sulla partecipazione al programma Airbus A350?
«Per ora non abbiamo ricevuto risposte soddisfacenti su Atr, ma le cose possono cambiare. Vogliamo lavorare anche con Airbus, però stiamo crescendo, e siamo più selettivi sulle attività da svolgere. Devono avere valore aggiunto tecnologico e finanziario».
Torniamo al C-27J. Come avete costruito l’alleanza con L-3 e come siete riusciti a cambiare cavallo, con l'uscita di Lockheed, vostro partner iniziale, convincendo Boeing a subentrare?
«A Lockheed dobbiamo riconoscenza, con loro abbiamo sviluppato il C-27J e abbiamo altre collaborazioni, per esempio sul caccia F-35. Ma loro avevano altri piani e L-3 e il suo capo, Frank Lanza, da poco scomparso, hanno creduto in noi, nel nostro aereo e nella possibilità di venderlo al Pentagono. Boeing ha riconosciuto la validità del C-27J ed è entrata perché vuole allargare la sua attività nel campo del trasporto militare, arricchendo la gamma di prodotto verso il basso. Ci aiuterà a industrializzare l’aereo per una grande serie, abbassando i costi e migliorandolo».
Con Boeing avete una partnership civile il B787, si parla di un loro interesse per il vostro addestratore M-346 e ci sono contatti per l’aereo che sostituirà il B737.
«Il B787 è un programma che già ci sta dando grandi soddisfazioni. Per l’M-346 speriamo di finalizzare il contratto italiano entro fine anno, ma seguiamo con attenzione le possibili esigenze Usa e visto che Lockheed ha già un prodotto, il T-50, è logico che Boeing si guardi in giro. Si comincia anche a studiare il successore del B737. Se Boeing confermerà su questo aereo le scelte tecnologiche del B787 saremo interessati ad un coinvolgimento.