Aereo cade nella foresta: salvati da Venerdì

San Paolo Come in un film. O come Lost, una delle serie tv più viste degli ultimi anni. Un gruppo di indios di una delle tribù più selvagge dell’Amazzonia ha localizzato il relitto di un aereo precipitato nella foresta e ha salvato nove persone sopravvissute al disastro.
Il C-98 della Forza aerea brasiliana (Fab) era caduto mentre portava nove tra medici e infermieri della Fondazione nazionale di sanità a vaccinare gli indigeni di alcune tribù della riserva Vale do Javarì. Prima di cadere il monomotore aveva lanciato un segnale di emergenza, ma non aveva segnalato la propria posizione. I soccorsi sono scattati immediatamente, ma aerei e elicotteri in due giorni non erano riusciti a scoprire il luogo dove l’aereo si era inabissato nella foresta densissima della regione, all’estremo ovest dell’Amazzonia brasiliana, alla frontiera con il Perù.
Fino a che un indio della tribù dei Matis, una specie di Venerdì di Robinson Crusoe, ha fatto sapere via radio, dal villaggio Aurelio, che un gruppo di cacciatori aveva scoperto il relitto dell’aereo, caduto nella loro riserva.
«Erano usciti a caccia, poi hanno notato una radura strana, con alberi divelti, e così hanno scoperto il punto in cui l’aereo si è addentrato nel folto, senza esplodere e senza prendere fuoco - ha spiegato Jean Sales, responsabile della Funai (la Fondazione di protezione degli indios) per la riserva - Uno di loro è tornato di corsa al villaggio e mi ha chiamato con la ricetrasmittente di cui sono dotati, e io a mia volta ha chiamato la Fab».
Per mandare un elicottero a recuperare i nove sopravvissuti sugli undici occupanti dell’aereo, è stata necessaria una triangolazione via radio, e la Fab si è dovuta basare sulle descrizioni «naturalistiche» dell’indio, che ha fornito punti di riferimento come colline e alberi più alti partendo dal proprio villaggio.
I Matis sono un’etnia che non era ancora entrata in contatto con il mondo moderno appena sedici anni fa, grazie al fatto di vivere in uno degli angolo più remoti e selvaggi dell’Amazzonia. Da allora gli è stata attribuita, assieme ad altri due gruppi di contatto recente, un’area di 120 mila ettari di foresta nella Vale do Javarì, dove vivono attualmente con contatti minimi con la civiltà moderna. Da decenni ormai la politica della Funai nel contatto con le tribù più selvagge è di lasciarli vivere la loro vita tradizionale, limitandone solo il nomadismo dentro a grandi riserve e proteggendoli dalle invasioni e dalle aggressioni esterne. Ma in casi come questo è il mondo moderno che precipita dall’alto. E sono loro che devono salvarlo.