Aereo caduto sul Giro: quattro in manette

Paola Fucilieri

Gli avevano offerto 125mila euro perché lui, perito di un incidente aereo nominato dalla Procura, scrivesse il falso nella relazione che si apprestava a mandare agli inquirenti. Assicurando cioè la tanto discussa conformità dell’iter di addestramento di Alex Lai, il copilota 35enne di un Lear jet 45 (un lussuoso aerotaxi della compagnia Eurojet) morto nel pomeriggio di domenica 1 giugno 2003 insieme al comandante Antonio Cavalleri, 38 anni, schiantandosi con il velivolo a Peschiera Borromeo proprio durante l’arrivo a Milano del Giro d’Italia. Il perito in questione, però, finse semplicemente di accettare l’incarico. In realtà avvertì i carabinieri che, dopo aver concordato un incontro tra il tecnico e i corruttori, ieri hanno arrestato gli autori del raggiro: Corrado Sghinolfi, 65 anni, ispettore dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) di Linate, il suo avvocato Angelo di Palermo, 63enne, Guido Guidi ed Edoardo Rubino, rispettivamente 59 e 65 anni, soci della Eurojet spa.
L’incidente aereo del giugno 2003 fece scalpore: erano le 15.25 quando Cavalleri comunicò a Linate di aver incontrato uno stormo di uccelli e l’intenzione di «atterrare immediatamente». Furono le sue ultime parole: il pilota del Lear Jet 45 e il suo secondo si schiantarono su un capannone industriale di Peschiera Borromeo, a pochi metri dalla pista di Linate e dalla strada dove si consumavano le ultime pedalate a cronometro del Giro d’Italia.
Al cordoglio seguirono le polemiche. E, oltre all’indagine principale, il pm Grazie Pradella ne aprì un’altra, parallela, per verificare le dichiarazioni dei famigliari di Cavalleri, convinti che Lai non avesse sostenuto un numero di ore di volo sufficienti per ricoprire il ruolo di copilota. Per capire se c’era stata veramente una carenza dell’ Eurojet in questa direzione, venne richiesta la consulenza di un perito. È a quel punto che intervenne l’ispettore Enac con la sua «proposta». Sfociata ieri pomeriggio nei 4 arresti per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e in atti giudiziari.