In aereo da Colonia per i saldi all’Outlet

Paolo Bertuccio

La versione ufficiale e universalmente riconosciuta è che qui, a spanne, si trova il centro del triangolo industriale. È per questo che la zona pianeggiante tra Serravalle Scrivia e Novi Ligure è diventata l'ombelico del mondo. Grazie ad un frequentatissimo centro commerciale, un altro in arrivo e soprattutto lui, la cattedrale della religione dei consumi: quell'Outlet che, spuntato in mezzo al nulla più assoluto una manciata di anni fa, si è portato dietro dal Nord Italia e da parte dell'Europa lo sterminato popolo dello shopping, pronto ad accaparrarsi la merce scartata dalle grandi firme per un motivo o per l'altro: fine serie, piccole imperfezioni, taglie troppo grandi o troppo piccole, quindi meno vendute dagli showroom milanesi. Tutto naturalmente a prezzi vantaggiosi.
Parlare di questo mostro del commercio con la gente del Basso Alessandrino ha tantissime implicazioni, quasi tutte positive. Dici Outlet e il consigliere comunale ti parla di ricchezza e di economia che gira; il ventenne studente universitario ti risponde che è un'ottima soluzione per il weekend: sabato mattina e pomeriggio con la divisa da commesso in uno dei tantissimi negozi di questa cittadella della moda, per tirar su gli euro da spendere la sera. La casalinga, invece, pensa allo sfizio della borsa di Versace pagata la metà. Insomma, gli abitanti di Novi, Serravalle e dei cento paesi e paesoni dei dintorni sono contenti di avere l'Outlet in casa. È una fortuna, perché un outlet deve sorgere, ovviamente, in un luogo spazioso e ben servito in fatto di trasporti. Requisiti a cui risponde l'ex terra di nessuno che si apre alle spalle dell'Appennino Ligure. Tutta una questione di location.
E parlare di location non è poi così fuori luogo: fare un giretto per le strade dell'Outlet il lunedì dopo il primo weekend di saldi invernali assomiglia ad esplorare il set di un film dopo che è stata girata la scena madre, quella con migliaia di comparse. Un'atmosfera da day after in un contesto che sa di finzione, con i negozi delle grandi marche mimetizzati in quelle che vogliono sembrare le case di un borgo, di un rassicurante paese di campagna, ma troppo perfettino. La fascia oraria è da pausa pranzo, e la gente che va a spasso è poca, pochissima se raffrontata con l'affluenza registrata sabato e domenica scorsi, in occasione dell'apertura dei saldi. Si parla di 45mila presenze il primo giorno, un po' meno il secondo. Un'orda barbarica affamata di cappotti e scarpe, cappelli e camicie, che ha provocato code di 10 km in autostrada e ressa in tutti i negozi. Una battaglia in piena regola, con l'esercito dei commessi debitamente schierato ed allertato, come raccontano tutti nel rilassamento del giorno dopo.
Il giro di raccolta delle memorie di guerra non può che cominciare da una delle boutiques più prestigiose e perciò assaltate del weekend folle. Da Dolce e Gabbana il capocommesso nerovestito è più che soddisfatto: «Ci siamo premuniti: entrata limitata a pochi clienti per volta. Gli affari sono andati benone, senza problemi particolari». E, con qualcosa in più che una punta di snobismo, aggiunge: «D'altra parte, siamo frequentatissimi anche durante la settimana, soprattutto dai turisti giapponesi». Capito: meglio virare verso lidi più umili.
Per esempio, verso un negozio di abbigliamento femminile piuttosto aggressivo, Ixos. Si trova in via 7 Settembre, perché all'Outlet le strade e le piazze hanno il loro nome come in una città vera, e la data in questione si riferisce al giorno del'inaugurazione, nell'anno 2000. Musica sudamericana, qualche cliente che gironzola pensierosa tra gli scaffali. Insomma, una situazione tranquilla, e Sara può raccontarci la sua odissea di sabato. «Sono rimasta anch'io imbottigliata nel traffico, e mi sono spaventata. Dovevo aprire il negozio alle 10, qui gli orari sono molto rigidi. Quando finalmente sono arrivata - in ritardo, ma pazienza - non credevo ai miei occhi: c'erano trenta camper, gente che ha passato la notte qui fuori pur di arrivare per prima. È una vera e propria gara, mi sono detta». Grande dispiegamento di forze durante l'orario di apertura, con vendite soddisfacenti. Purtroppo non si è potuto evitare un singolare episodio di taccheggio: «Stamattina, riordinando le scatole di scarpe, ne ho aperta una e ci ho trovato un paio di mocassini usati. Le scarpe? Volatilizzate, naturalmente». Un baratto sui generis. «Tutto bene», assicurano da Luciano Barbera, «ci volevano proprio due giorni così». Valeria, che lavora per i Fratelli Rossetti, è stanca ma soddisfatta: «Meno male che giornate così capitano solo qualche volta all'anno. Ma abbiamo lavorato bene».
Il periodo dei saldi è come la manna, da queste parti, e si cerca di rastrellare il più possibile. La musica in diffusione tra le vie dell'Outlet ogni tanto si interrompe per ricordare che il prossimo weekend i negozi chiuderanno alle 21, e che è stato organizzato un pullman Milano-Serravalle apposta per i clienti. Il capoluogo lombardo, distante solo tre quarti d'ora d'automobile, è forse il luogo da cui proviene la maggioranza del popolo dello shopping scontato.
Ma c'è più di una persona che, lo scorso fine settimana, ha macinato chilometri per conquistare l'abito dei sogni prima di tutti gli altri: qualcuno è arrivato dalla Costa Azzurra, qualcuno dalla Romagna o dal Veneto. Altri dalla Svizzera.
C'è anche chi ha preso l'aereo a Colonia, Germania, per atterrare a Milano e scendere nell'alessandrino per due giorni di acquisti. La realtà è questa, ormai: Serravalle Scrivia è nel vocabolario della moda, come via Montenapoleone. Almeno per un paio di giorni all'anno.