Aerogeneratori per sfruttare il forte vento sulla seggiovia

Nella seconda metà degli anni '60 andavo a lezioni di sci con il maestro C. Ampe a S. Stefano d'Aveto e ricordo il freddo patito durante la risalita in bidonvia per cui mi fermavo spesso al rifugio del Monte Bue per una bevanda calda prima di riprendere la lezione di sci; in dicembre-gennaio quando oltre al freddo si aggiunge il vento gelido non è certo piacevole viaggiare in seggiovia e per questo altre stazioni sciistiche dell'Appennino come il Cerreto, l'Abetone ed il Cimone-Sestola hanno seggiovie dotate di una copertura mobile in plexiglass in modo da proteggere gli sciatori dal freddo e dal vento pungente.
Cito la seggiovia con copertura mobile detta del «Lupo» nel complesso sciistico di Fiumalbo-Cimone che consente di risalire a monte per poi sciare anche con temperature polari e con vento forte e cioè in condizioni meteorologiche tipiche dell'Appennino che sono diverse da quelle delle Alpi Occidentali.
Visto che la nuova seggiovia è costata un paio di milioni di euro, forse valeva la pena di spendere un 5%-10% in più e dotare i seggiolini di coperture in plexiglass che sicuramente l'azienda costruttrice può installare anche adesso come opzione in modo da rendere fruibile l'impianto anche in condizioni di temperatura rigide e di vento freddo e cioè ben note a chi abbia frequentato la stazione di villeggiatura in pieno inverno.
C'è poi il problema che l'impianto deve anche rendere per cui occorre seguire l'esempio delle compagnie aeree «low cost» per cui un posto vuoto è un posto perso ed allora occorrono tariffe speciali per le famiglie, per coloro che vogliono solo godersi il panorama in inverno e poi anche in estate l'impianto dovrà essere in funzione per coloro che vogliono farsi la discesa a piedi; certo che se i prezzi dell'impianto saranno ai livelli di quelli delle primarie stazioni sciistiche è chiaro che la nuova seggiovia rischierà di trovarsi con pochi clienti e quindi con pochi biglietti venduti non si coprono neanche i costi dell'energia elettrica necessaria al funzionamento.
Proprio in questi giorni, poi, mi ha telefonato un amico che ha una casa di famiglia a Rocca d'Aveto ed abbiamo parlato del problema di questa nuova seggiovia ferma per il vento quasi fosse al Plateau Rosa a 3.000 metri mentre a Santo Stefano d'Aveto la seggiovia parte a quota 1.200 per arrivare a quota 1.700 ed allora temiamo che il progetto dell'impianto avrebbe dovuto tener conto delle condizioni del vento e forse i piloni avrebbero dovuto essere posizionati sotto il crinale di Nord- Est, come in genere si fa per le linee elettriche di trasmissione, in modo da essere in condizioni di sottovento.
Oggi con la seggiovia in funzione temiamo che le eventuali coperture di plexiglass peggiorino la situazione con un «effetto vela» e forse la miglior soluzione sarebbe quella di installare degli aerogeneratori sui piloni in modo da produrre energia elettrica con il vento rendendo così la Società che gestisce la seggiovia un autoproduttore di energia elettrica per alimentare il comprensorio sciistico futuro. Non è per caso che la seggiovia ha seguito lo stesso tracciato della bidonvia per evitare la richiesta di nuove autorizzazioni ma sfruttando l'autorizzazione esistente dal 1965?