«Gli aeroporti del Nord devono specializzarsi»

(...) Nel campo degli investimenti industriali, ci sarà un nuovo piano regolatore di Malpensa, che consenta alla Sea di soddisfare la domanda che le viene dal suo bacino potenziale. Affronteremo poi il problema dell’handling, che fin qui è stato il nostro punto più debole. Cercheremo inoltre di creare un sistema aeroportuale del Nord, con Sea come attore principale.
Procediamo con ordine. Che cosa comporta il piano di investimenti e quale è lo stato di avanzamento della terza pista?
«Una delle priorità sarà il potenziamento di Cargo City. Per Malpensa passano 420.000 tonnellate di merci l’anno, ma il nostro traguardo è un milione. Per questo, ci vogliono attrezzature adeguate. È ovvio che, per crescere, dobbiamo confrontarci con il territorio. Le autorità e le popolazioni locali devono capire che la crescita dell’aeroporto è non solo nel loro interesse, ma anche ecocompatibile. La terza pista è indispensabile, senz’altro uno dei nostri obbiettivi ma va realizzata senza creare conflitti. Nell’attesa, cercheremo di aumentare la capacità dello scalo sfruttando meglio le due piste di cui disponiamo».
Problema handling, da sempre punto dolente della Sea e dei suoi bilanci. Come pensate di uscirne, visto anche l’alto grado di conflittualità sindacale?
«Dobbiamo anzitutto prendere atto che il processo di liberalizzazione del settore è inarrestabile, e che questo richiede un mutamento di strategia. Invece di limitarci a difendere le nostre posizioni, cercheremo di conquistare nuovi spazi, anche in altri aeroporti, e di aumentare i ricavi. Con questo, dovremmo placare anche le inquietudini sindacali, la cui preoccupazione è la salvaguardia dei posti di lavoro».
Questo ci porta al ruolo della Sea come coordinatrice di un sistema aeroportuale del Nord. Si dice che abbiamo troppi scali, che si fanno concorrenza e finiscono con il danneggiarsi a vicenda. Chi volete coinvolgere?
«Tutti gli aeroporti sono preziosi in una fase di costante crescita del traffico, ma ognuno deve avere la sua specializzazione. Malpensa deve perseguire la sua vocazione di hub. Linate, che è forse l’aeroporto d’Europa più comodo da raggiungere dalla città, ha una vocazione naturale per il traffico business. Orio al Serio, di cui abbiamo una partecipazione del 49,9 per cento, ha conosciuto uno sviluppo straordinario come scalo per le compagnie low-cost e il traffico merci leggero, come quello originato dalla Dhl. Adesso si tratta di inserire nel sistema anche Montichiari e, possibilmente, Verona, che gravita più su Milano che su Venezia. Bisogna specializzare le gestioni».
Uno dei problemi di Malpensa è la sua scarsa accessibilità: strade intasate e insufficienti, collegamento ferroviario troppo lento e senza raccordi con Trenitalia. Pensate che si possa andare a regime almeno per il 2015?
«È il problema dei problemi, ma non dipende da noi. Possiamo solo fare pressioni sulle autorità che a loro volta sono frenate da difficoltà finanziarie, burocratiche e ambientali».
Alitalia, la vostra compagnia di riferimento, ma anche la responsabile per certi ritardi di Malpensa, è in fase di privatizzazione e il suo futuro è un punto interrogativo. Per quale potenziale acquirente fate il tifo, nel senso che vi dà maggiori garanzie di mantenere e magari aumentare gli attuali collegamenti?
«Per chiunque intenda seguire logiche strettamente industriali e di mercato. Se noi abbiamo bisogno di Alitalia, Alitalia ha altrettanto bisogno di noi: basti pensare che i 6 milioni e mezzo di passeggeri in transito ogni anno da Malpensa rappresentano un terzo del suo fatturato. Naturalmente, un acquirente straniero potrebbe seguire logiche in parte diverse, legate non al nostro mercato, ma al suo».
Il suo predecessore, ing. Bencini, disse una volta che se l’Alitalia gettava la spugna, altre compagnie avrebbero preso il suo posto. È ancora vero?
«Per un hub, una compagnia di riferimento è indispensabile, ma è vero che il nostro scalo interessa a tutti, soprattutto agli asiatici. Ora stanno per arrivare la Singapore airline e la Thai e altre, speriamo la stessa Air China, seguiranno. L’assegnazione dell’Expo 2015 sarebbe un ulteriore incentivo per tutti. Noi dobbiamo aumentare i collegamenti intercontinentali, perché questo richiede il mercato; se lo farà la nuova Alitalia, bene, se no ci penseranno altri».
Ultimamente, a Malpensa sono arrivate anche numerose compagnie low cost. Siete contenti, o vista la vocazione dell’aeroporto, lo ritenete un po’ un ripiego?
«Le low cost hanno portato una rivoluzione irreversibile nel traffico aereo e in un certo senso rappresentano il futuro. Ma operano solo sul breve raggio, che non è la nostra specializzazione. Comunque, sono le benvenute, perché hanno dato un notevole contributo all’incremento del traffico nel 2006».
Il sindaco Letizia Moratti ha appena detto che intende esercitare un controllo più stretto sulle municipalizzate. C’è già qualche avvisaglia di questa stretta di redini?
«Ho trovato in Letizia Moratti l’azionista che qualsiasi amministratore desidera. Vuole confrontarsi e interagire sulle grandi strategie, assicurandosi che siano in sintonia con quelle del Comune, ma non interviene sulla gestione. Per adesso, non ha preso decisioni sulla privatizzazione della società, che era in cantiere nell’ultima fase della scorsa legislatura, ma ci ha assicurato che - se deciderà di procedere - non sarà per fare cassa, ma solo nell’ottica di un maggiore sviluppo industriale».
Dopo sette anni di assenza, che cosa ha trovato di cambiato nella Sea?«
«Sette anni nella storia di una società sono lunghi. Alla fine degli anni Novanta tutto era proiettato sull’apertura di Malpensa, e c’era molto orgoglio di appartenenza. Vorrei potere ricreare quel clima»,