Aeroporto, la strada non c’è

Era il 22 ottobre dello scorso anno, quando proprio su queste pagine, venne pubblicato un articolo che denunciava il degrado in cui versavano, e versano tuttora, l'aeroporto di Genova e la zona circostante.
Il Giornale fu il primo a denunciare le difficoltà che un viaggiatore è costretto ad affrontare prima di raggiungere il centro cittadino.
Qualche esempio? I mezzi pubblici messi a disposizione da Amt, i cosiddetti «Volabus», sono pochi, e costringono a lunghe e snervanti attese che sfiorano i sessanta minuti, per non parlare del tanto sospirato servizio del «Taxi collettivo», imbrigliato tra le lungaggini burocratiche della difettosa macchina comunale.
«Allo stato attuale - spiegano alcuni tassisti -, le tariffe da Brignole e da Principe, per e dall'aeroporto, sono rispettivamente di 8 e 7 euro per un minimo di tre passeggeri. Ma è davvero un'impresa riuscire a trovare lungo il tragitto un numero tale di persone con un'identica destinazione». Insomma, oggi come allora, il modo più veloce ed economico per raggiungere o lasciare l'aeroporto è a piedi. Quindi a «mugugnare» in merito alla scandalosa situazione legata al Colombo non sono solo i rassegnati viaggiatori, ma anche i tassisti. «Nel 1998 il Comune di Genova aveva ricevuto i primi finanziamenti per dare il via al progetto dell'Easy taxi o Taxi collettivo - spiega Valerio Giacopinelli responsabile Taxi Italiani -. Nel 2004 arrivò un ulteriore finanziamento dal Ministero dell'Ambiente, perciò il denaro dal 2005 c'è, ma inspiegabilmente stagna nelle casse comunali. Questi fondi dovevano venire utilizzati per finanziare circa 200 autoveicoli dotati di sistema “Taxi collettivo”, ossia un monitor sul mezzo e un display all'interno del taxi per indicare il percorso e le tariffe in base al numero dei viaggiatori. Non capiamo perché, essendo tutto pronto, e ottenute le nostre adesioni, il Comune e Ami non abbiano già iniziato a lavorare per realizzare questo importante e utile progetto».
L'assessore al traffico Arcangelo Merella casca dalle nuvole sostenendo che la colpa del ritardo è da imputare ad altri. «Queste lungaggini - si giustifica - non dipendono da noi. Abbiamo dovuto aspettare che i tassisti si consultassero e che rispondessero ad una nostra lettera che chiedeva la loro adesione all'iniziativa. Si doveva iniziare a metter mano al progetto del “Easy taxi e Taxi collettivo” già nel mese di marzo. Ora però siamo quasi a tiro. Tutto è pronto, ci sono i soldi, ci sono le imprese fornitrici del sistema e l'ok dei tassisti».
Per il presidente Giacopinelli però, la storia è andata diversamente. «La lettera di cui parla Merella ci è stata recapitata ad aprile. Tempo di consultarci, e il 3 maggio durante un'assemblea abbiamo deciso di aderire con oltre 200 firme. Però il via libera da parte dei sindacati, il Comune e Ami lo avevano avuto già da prima». Polemiche e incomprensioni a parte, se si parla di aeroporto è inevitabile “atterrare” sul marciapiede senza via d'uscita, che dal Cristoforo Colombo conduce a Sestri Ponente sulla strada nuova che costeggia la ferrovia, inaugurata lo scorso anno dalla pubblica amministrazione. Anche il Secolo XIX, dopo parecchie settimane, riprese l’articolo pubblicato a ottobre sulle pagine de il Giornale, con una foto di quell’assurdo marciapiede.
A distanza di sette mesi, siamo andati a vedere se qualcosa fosse cambiato. Macché. Il malcapitato pedone che voglia scendere a piedi dall'aeroporto fino a Sestri Ponente, dopo aver percorso un lungo marciapiede protetto ai lati da muri di cemento alti oltre il metro, finisce come un topo in trappola. Che fare? Tornare sui propri passi o scavalcare atleticamente quel non facile ostacolo in cemento, per poi sbucare tra il traffico di una strada dove le automobili sfrecciano a velocità elevate. Il rischio d'incidenti continuerà ad essere all'ordine del giorno, fino a quando, chi di dovere, non si deciderà una volta per tutte a trovare una soluzione a quello sbaglio «tragi-comico» capace di suscitare persino le invidie di Striscia la Notizia.