Affare Parmalat, le banche a processo E in aula la requisitoria è con l'Ipad

Il pm Francesco Greco: "Il cuore del caso di Collecchio è questo processo poiché tutto quello che è accaduto si è concentrato nel triangolo
Parmalat-banche-mercato&quot;<br />

Milano - Prima o poi doveva accadere: l'ultima frontiera delle tecnologia informatica fa irruzione in un'aula di giustizia. E' l'Ipad, la magica tavoletta inventata da Steve Jobs che tutto contiene (o potrebbe contenere). La scena del debutto è la requisitoria della Procura di Milano al processo alle banche sotto accusa per l'affare Parmalat, ovvero per il ruolo che avrebbero avuto nel raccontare a investitori e risparmiatori tonnellate di frottole sullo stato di salute dell'azienda guidata da Calisto Tanzi. E' una inchiesta complessa, basata su una mole impressionante di documenti tecnici e ipertecnici. Non è facile, insomma, orientarsi nella massa dell'inchiesta. E così Francesco Greco, procuratore aggiunto, si presenta in aula con un Ipad nuovo di zecca. Dentro ci sono la parte principale degli elementi d'accusa, quelli che hanno convinto i pm milanesi che delle falsità raccontate ai mercati debbano rispondere anche gli istituti di credito. Non di tutte le bugie, specifica l'accusa: alcune - come quelle sul fondo Epicurum, la cassaforte estera di Tanzi, in realtà una scatoila miseramente vuota - e piu' in generale quella che Greco definisce "la fabbrica dei falsi", non è indispensabile provare che le banche sapessero; e non è neanche indispensabile provare che sapessero dello stato di default del gruppo, cioè dell'imminenza del crac. Ma è provato, dice il procuratore aggiunto, "il contributo causale ai piani manipolativi" di Tanzi e del suo vice Fausto Tonna. "Le banche conoscevano la falsità di alcune operazioni di cui erano controparte", e che costituivano altrettanti "campanelli d'allarme" di cui avrebbero dovuto tenere conto e che avrebbero dovuto rendere noti ai risparmiatori per evitare che venissero travolti dal crollo. Per tre anni, dopo quel disastro, la Procura di Milano ha scavato nelle responsabilità che lo resero possibile. Ora, dopo la megacondanna di Tanzi (tredici anni, ridotti a dieci in appello) è arrivato il momento decisivo del processo alle banche che lo accompagnarono e lo sostennero. Fino a poco tempo fa, per portare con sè le prove raccolte durante le indagini Greco e i suoi due colleghi, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino, avrebbero dovuto scendere in aula con un carrello sommerso di faldoni. Oggi, per raccontare il grande buco, gli basta una tavoletta larga una spanna di silicio scintillante.