UN AFFARE ROMANO

Volevano salvare Alitalia? Bene, ci sono riusciti. Hanno scelto Air France? Bene, è un’ottima compagnia, la più grande al mondo. Ma complessivamente la decisione annunciata ieri dal consiglio d’amministrazione della compagnia di bandiera, è un male. È uno schiaffo al buon senso, uno schiaffo al Nord del Paese. È la prova, se mai ce ne fosse bisogno, che questo governo è incapace di progettare il futuro del Paese. Un governo miope o troppo furbo o ipersensibile agli interessi dell’establishment di Bruxelles. Prodi, che persino Napolitano ha schiaffeggiato per manifesta inadeguatezza, quando si tratta di varare grandi operazioni di politica industriale si dimostra improvvisamente scaltro e determinato. Già, ma nel favorire gli interessi altrui; degli spagnoli di Telefonica in Telecom, e ora dei francesi in Alitalia.
Sia chiaro: in tempi di mercato unico le barriere in nome dell’orgoglio nazionale non hanno più senso; ma a condizione che il governo sappia, al contempo, individuare e difendere gli interessi strategici del Paese. Interessi che, in un’Italia in evidente declino, si trovano più che mai al Nord: nell’industria, nella finanza, nel commercio. Un governo avveduto dovrebbe far di tutto per agevolare il dinamismo della Lombardia, del Piemonte, del Nord Est, anche dell’Emilia Romagna, varando una politica fiscale meritocratica semplificando la burocrazia, modernizzando i servizi, costruendo reti telematiche, nuove infrastrutture. E dunque nuove autostrade, treni efficienti e un grande aeroporto. Lo abbiamo, si chiama Malpensa, nonostante i suoi limiti. Chiunque lo avrebbe potenziato perché nell’era della globalizzazione i collegamenti diretti rappresentano un valore aggiunto considerevole, spesso decisivo. Perché ogni minuto conta, perché tutto è più facile, economico, razionale se sei collegato al mondo.
Un’ovvietà per tutti, ma non per Prodi. Se, come probabile il governo approverà la proposta del consiglio Alitalia, ci troveremo nella situazione opposta. Malpensa perderà il ruolo di hub, ovvero di snodo internazionale. E dunque i nostri imprenditori per volare fuori Europa con Alitalia dovranno fare scalo su Parigi; che però non è un modello di efficienza. Già oggi il Charles de Gaulle scoppia e accumula ritardi e coincidenze mancate. Che cosa accadrà domani quando assorbirà il traffico italiano? Prepariamoci a tanti disservizi. A proposito: ieri a Orly sono stati cancellati per sciopero 50 voli. Un segno del destino?
Ma soprattutto perderemo la nostra autonomia: da domani non saremo noi a decidere se per l’Italia è opportuno avere collegamenti diretti con Pechino o Nuova Delhi o Buenos Aires. Abbiamo rinunciato a un’altra fetta di sovranità. Il Nord diventa, nelle rotte internazionali, una meta di serie B. Davvero un bel risultato.
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