Affare Telecom: i "niet" della sinistra a Berlusconi. Bondi: "Parole strabilianti"

Bertinotti: "Non è che in Italia esista solo Berlusconi, ci sono altri imprenditori". Melandri: "Se il Cavaliere è interessato lo dica chiaramente e poi lasci la politica". Cremaschi (Fiom): "Non è una soluzione seria". Il coordinatore di Forza Italia: "Se la suonano e se la cantano. Rappresentando un mondo capovolto"

Roma - Dopo il dietrofront degli americani della At&t la sinistra pone nuove condizioni circa il futuro assetto proprietario della Telecom. Ben vengano gli imprenditori italiani, purché non si tratti di Berlusconi. Che si parli di politica o di finanza la musica non cambia: l'importante è dare contro al Cavaliere. "Se la rete delle comunicazioni è unica, il suo monopolio dovrebbe essere pubblico". A chi gli chiedeva un commento su un possibile ingresso del Cavaliere il presidente della Camera ha risposto sibillino: "Non è che in Italia esista solo Berlusconi, ci sono altri imprenditori", aggiungendo poi che questa vicenda rilancia la necessità di "approvare presto una legge sul conflitto d'interessi".

Pdci: "Garantire il servizio pubblico" "Sarebbe necessario garantire il controllo pubblico delle rete di telecomunicazioni attraverso una società di garanzia, anche alla luce delle troppe scorribande sulle linee telefoniche che negli ultimi anni si sono registrate". Lo afferma Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera. Ma Gianni Montesano, responsabile informazione dei Comunisti italiani, ribadisce l'altolà nei confronti di Berlusconi: "Si parla di un possibile ingresso di Mediaset (o Fininvest) in Telecom. Vi potrebbero essere tre conti salati da pagare: conflitto di interessi, riforma tv e Rai". Il no del Pdci è assoluto.

La Melandri: "Se il Cavaliere è interessato lasci la politica" È opportuno che Berlusconi dichiari la sua scelta su Telecom, ma allo stesso tempo il parlamento deve legiferare sul conflitto di interessi. È quanto afferma il ministro delle politiche giovanili, Giovanna Melandri, aggiungendo che però sarebbe "comunque giusto", l'abbandono di Berlusconi della scena politica, "una volta per tutte".

Cremaschi: "Non è positiva intesa Berlusconi-Colaninno" "Non mi pare una soluzione positiva per l'azienda un accordo Berlusconi-Colaninno". Lo ha detto il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi e leader della sinistra Cgil. "Forse - ha aggiunto - può piacere a chi spera così partendo dalle imprese una grande coalizione destra-sinistra, ma industrialmente non sta in piedi. Da un lato - aggiunge - perché Berlusconi fino ad esso ha fatto altro e imprenditori telefonici non ci si può improvvisare. Perché per Colaninno sarebbe un puro e semplice ritorno sul luogo del delitto poiché la sua scalata a Telecom riempiendola di debiti. Quindi non è una soluzione seria".

Bondi: "Strabilianti la parole di Bertinotti e della Melandri" "Le dichiarazioni del ministro Melandri e perfino del presidente della Camera sono strabilianti. Se la suonano e se la cantano. E rappresentano un mondo capovolto". Lo afferma il coordinatore di Forza Italia Sandri Bondi, a proposito della questione Telecom. "Dapprima il governo - dice Bondi - arreca un grave danno all'interesse nazionale, minacciando di introdurre regole senza dire peraltro quali, costringendo un operatore economico americano a ritirare la propria offerta in ragione dell'inaffidabilità del quadro delle regole nel nostro Paese e del clima politico minaccioso. Poi lo stesso governo, dopo aver affermato di non voler intromettersi, come è avvenuto nel passato, nella libera sfera del mercato, invoca la costituzione di una cordata di imprenditori italiani". "Infine, si ingiungono condizioni vessatorie nei confronti di alcuni operatori italiani, già pesantemente penalizzati da disegni di legge proposti dallo stesso governo. Siamo giunti ad una situazione di puro arbitrio e di manomissione di ogni regola dello stato di diritto e del mercato. Fino a dove arriveremo e fino a quando - conclude - dovremo tollerare tutto questo?".