«Affari per 17 miliardi, così Milano va di moda»

«La settimana del fashion ha fatto risplendere tutta Milano». L’assessore alla Moda Giovanni Terzi rispedisce al mittente ogni tipo di appunto e trae un bilancio più che positivo sui sette giorni di sfilate, conclusi martedì scorso.
Assessore, eppure il quotidiano britannico Guardian usa termini impietosi e dice che Milano è meno influente di Parigi e meno creativa di Londra.
«La moda a Milano è in buona salute e lo testimoniano diversi fattori, non ultimi i dati economici».
Ci dica qualche numero. Ad esempio, quanti affari hanno portato le sfilate?
«Le quattro settimane della moda portano introiti per 17 miliardi di euro, il valore della quotazione di bilancio delle aziende milanesi di gran lusso ammonta a tre volte quello delle aziende anglosassoni. E durante l’ultima fashion week sono arrivati a Milano 60mila visitatori. Direi che i numeri parlano da soli».
Altri giornali stranieri, dal New York Times all’Herald Tribune, sembrano apprezzare l’estensione delle sfilate a sette giorni pieni.
«Vero. Hanno pubblicato articoli di ampio consenso. Il prolungamento delle sfilate ha portato una nuova vitalità a Milano e se ne sono accorti anche all’estero».
Si replicherà il calendario di sette giorni?
«Di sicuro sì. Quest’anno devo ringraziare alcuni grandi stilisti, perché è stato possibile tenere alti i toni della settimana grazie a loro, senza far scemare l’attenzione».
A che stilisti si riferisce?
«Ne cito due: Gucci, che ha aperto le sfilate, e Armani, che è salito in passerella sei giorni dopo e ha chiuso la settimana della moda. Lasciare in coda gli stilisti giovani e meno conosciuti avrebbe rischiato di far sfumare l’interesse dei buyer. Invece i grandi stilisti si sono messi in gioco. È stato un bel lavoro di squadra».
Scelta vincente quella di erigere piazza Duomo a location per le sfilate, vero?
«Decisamente. C’N’C’ ha osato ed è andata più che bene. Ha sfidato il freddo e la pioggia, ha “contaminato“ gli otto minuti della sfilata con spettacoli e musica. Una formula nuova, un atto di coraggio che è piaciuto a tutti».
Sta pensando a nuove location pubbliche per le prossime sfilate?
«Ho in mente il Castello Sforzesco e la stazione Centrale. E poi tutti i giardini storici. Insomma, la moda arriverà nel cuore della città».
Ci può già anticipare qualche novità per la prossima stagione?
«È al lavoro un “fashion board“, con la regia del Comune di Milano. Riunisce la Camera di Commercio, l’Unione del Commercio, i pr delle maison di moda, la Camera dei buyer, gli show room, le riviste di moda. Sarà attorno a quel tavolo che nasceranno le nuove idee».
La prima sfida è quella di trovare un ruolo durante il Salone del mobile?
«Sì, lo faremo. Il connubio ha funzionato molto bene in questi giorni. Era la moda a dover recuperare ed emergere. Obbiettivo raggiunto».