Gli affari dei finiani a Gomorra: ecco la rete di amici e parenti

Nel triangolo Napoli-Caserta-Casal di Principe Italo Bocchino, braccio
destro del leader Fli, può contare su una fitta rete di parentela e
amicizie con imprenditori. Da qui nascono spericolate operazioni
politiche e arrivano i finanziamenti. <a href="/interni/ditelo_sito_siamo_razzisti_o_no/07-12-2010/articolo-id=491849-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>I futuristi odiano le critiche e querelano chi le fa</strong></a> di <em>Massimo de' Manzoni
</em>

Roma - Tutte le strade finiane portano in Campania, tra Napoli e Caserta, con un epicentro nella rinomata Casal di Principe. Lì opera un finiano dalle parentele importanti e dal cognome che non passa inosservato, Antonio Schiavone. Cognato di Italo Bocchino, avendo sposato la sorella Patrizia (già consigliera comunale di Aversa), Schiavone è il coordinatore provinciale di Generazione Italia, il movimento che rappresenta Fli sul territorio e che ha nel capogruppo finiano il suo motore e creatore. E proprio a Schiavone, insieme al cognato Bocchino, si deve la primissima gestazione del futuro asse con l’Udc, in chiave anti-Cosentino in Campania e in chiave anti-Berlusconi su scala nazionale. È questo uno degli ingredienti della Zuppa del Casale, l’inchiesta su Fli («Futuro e libertà-La vera storia») della Voce delle voci, mensile campano di sinistra su cui scrivono tra gli altri Imposimato, Beha, Giulietto Chiesa, parterre non esattamente berlusconiano.

Sarebbero loro, Bocchino e Schiavone, insieme al segretario Udc Lorenzo Cesa, i tessitori della tela per lanciare (in primavera scorsa) la candidatura di Domenico Zinzi, udiccino, alla presidenza della Provincia di Caserta (seggiola che Zinzi occupa attualmente). «Il patto Bocchino-Udc suggellato a Caserta - scrive Rita Pennarola su La Voce, secondo cui sarebbe Cesa e non Casini l’interlocutore vero di Fli - era evidentemente destinato ad allargarsi, coinvolgendo i destini del Paese». L’asse finian-udiccino, per sfortuna, qualche rogna giudiziaria l’ha avuta. Un candidato vicinissimo al presidente Zinzi, Luigi Cassandra, in piena campagna elettorale era stato diffidato dai carabinieri e quindi costretto ad astenersi dalla vita politica per tre anni, per via di alcune frequentazioni con Salvatore Laiso, detto «Chicchinoss», ritenuto vicino al clan Schiavone. Ma sono cose che, da quelle parti, possono accadere anche alle migliori compagnie.

Però, per lanciare un nuovo movimento servono soldi, e chi finanzia Fli e Generazione Italia? Il mensile si addentra in un groviglio di incroci finanziari e imprenditoriali da cui escono alcuni nomi. E si torna ancora a Caserta, «con la famiglia Di Rosa, industriali petroliferi, legati a Italo Bocchino da un antico feeling politico». Il manager di famiglia, Tommaso Di Rosa «è ai vertici di Confindustria Caserta e guida un impero che spazia dagli idrocarburi all’edilizia». È nell’estate 2009, secondo un racconto riportato dalla Voce, l’incontro foriero di futuri sviluppi. Quando Fini «durante una delle sue consuete battute di pesca subacquea, sarebbe rimasto in panne col suo “Acqua e sale”, presumibilmente a largo dell’Argentario. Fortuna che al seguito c’era la “Carla III” di Tommaso Di Rosa, che provvede a caricare il presidente della Camera e famiglia sul suo yacht e a rimorchiare quello di Fini nel porto più vicino». Leggenda marinara o verità? Resta la vicinanza forte tra l’industriale e i finiani in versione campana.

Come pure c’è un rapporto consumato tra Bocchino e Alfredo Romeo, imprenditore finito nell’inchiesta «Magnanapoli» che gli è costata una condanna per corruzione (pena sospesa). Voci insistenti dicono che sia Romeo un papabile acquirente per le quote che i Bocchino (attraverso la moglie, Gabriella Buontempo) hanno nel quotidiano Il Roma, diffuso soprattutto a Napoli. E proprio partendo dall’azionariato del quotidiano, si ricostruisce un’altra linea di nomi e interessi incrociati, che toccano la famiglia Buontempo, Vincenzo Maria Greco (imprenditore «pomiciniano» plurindagato in epoca Tangentopoli) e il grand commis Massimo Caputi (già Sviluppo Italia). Qui il reticolo è complicato. Il figlio di Greco, Ludovico, è partner di una società (la Proger) con Caputi, ma è anche partner (insieme alla sorella Maria Grazia Greco, giornalista, già collaboratrice dell’Indipendente edito da Italo Bocchino) della Retail Group, il cui fondatore e azionista si chiama Giancarlo Buontempo, architetto, fratello della moglie di Italo Bocchino. Una fitta rete che potrebbe, secondo il mensile, contribuire finanziariamente all’avventura finian-bocchiniana.

Paragrafo a parte per Carmelo Briguglio, altro estremista finiano ma siciliano. Sua moglie guida il Consorzio universitario per la formazione turistica internazionale, che eroga corsi di formazione finanziati anche dalla Regione Sicilia, dell’alleato nel disarcionamento del Cav, Raffaele Lombardo. Secondo la Lega siciliana, il Consorzio «brigugliano» avrebbe messo le mani anche sul Consorzio Taormina-Enta, un altro carrozzone parastatale. Ma sono solo voci. Voci della Campania e della Sicilia, là dove risuona il verbo finiano.