Gli affari dell'ingegnere, De Benedetti i tormenti di un disoccupato

Il finanziere, lontano dai salotti buoni, non conta più nulla. Si consola inventando dalle
colonne di <em>Repubblica</em> che il Cav è al centro di un riassetto
dei poteri forti

di Nicola Porro

AAA cercasi occupazione per l’Ingegnere Carlo De Benedetti. Stipendio anche contenuto, ma necessaria posizione di rilievo. L’ingegnere disoccupato sta diventando un problema. Non già, ovviamente, per il tenore della sua vita: è sufficientemente agiata. Di aiuti pubblici non ce ne dovrebbe essere bisogno. Ma per il ruolo in società. Sia ben chiaro CdB, dalle cifre sulla camicia, è pieno di interessi. Si è ritagliato il privilegio di scegliere il direttore del quotidiano la Repubblica, ed ha un bel pacchetto di azioni quotate in Borsa. Non è esattamente il profilo di un pensionato tipo. Eppure non si dà pace: non conta più nulla. E questo evidentemente brucia.
Nella finanza che pesa in Italia, insomma nel nostro salottino buono fatto di canapè un po’ sdruciti, De Benedetti non ci mette più il naso. Tra pochi mesi si rinnova il consiglio di amministrazione delle Generali e CdB è fuori. Poco dopo si scioglierà il nodo di Telecom con il matrimonio con gli spagnoli di Telefonica celebrato da Tremonti e CdB è alla porta. E poi le banche. Innanzitutto Mediobanca, dove CdB non può mettere più piede, e Unicredit e Intesa, ormai lontane anni luce dall’Ingegnere. Aveva provato a costruire una Yalta della finanza, invitando persino l’odiatissimo Silvio Berlusconi in un fondo per le imprese in crisi. È stato un disastro. I suoi stessi figliocci ideologici di Repubblica considerarono l’accordo sconveniente e montarono una polemica per mandare all’aria l’intesa. E così avvenne. I risultati di quell’esperienza si sono poi rivelati anche sul piano economico disastrosi: la costituzione di un fondo che non è stato capace di salvare un granché.
La parabola discendente riguarda anche la sua creatura quotata in Borsa, la Cir. Il figlio Rodolfo ha l’aria, il piglio e la formazione del manager industriale, poco avvezzo alla politica e al linguaggio cifrato della carta stampata. E nei ruoli chiave, come l’elettrica Sorgenia, ha scelto manager di primo ordine. Se fosse stato per Rodolfo, la nuova generazione De Benedetti si sarebbe separata dai destini dell’Espresso e di Repubblica. Oggi intesi all’interno del gruppo più come strumento di offesa che come mezzo per fare quattrini. Non è stato possibile. E tant’è. Resta il fatto che nella conduzione degli affari l’Ingegnere è fuori. Chi se ne importa, può dire qualcuno. E chi se ne importa, potrebbe dire lo stesso CdB.
Purtroppo le cose non sono così semplici. L’Ingegnere non sopporta l’idea di fare la fine di Epifani. Così come il capo dell’ala dura del sindacato, la Cgil, è costretto ad andare in piazza chiedendo la riduzione delle imposte pur di far notizia, così la tessera numero uno del Partito democratico (affermazione che l’Ing dice di non aver mai fatto) pretende di spiegarci dalle colonne di Repubblica che cosa sta avvenendo nel mondo della finanza. L’idea di fondo, la fissazione di CdB e che racconta a chiunque gli sia a portata di telefono, è che il tremendo Berlusconi sia oggi al centro di un riassetto dei poteri forti che lo vede come protagonista: intorno al Cav girerebbero i destini di Telecom, quelli delle Generali e delle banche italiane. Nella fantaidea c’è un ruolo anche per la fronda interna. E nella fattispecie per Tremonti, che sta organizzando un contropotere basato sostanzialmente sulle vecchie partecipazioni statali e i nuovi mostri pubblici come la Cassa depositi e prestiti e la Banca del sud. Fantastico.
Come il pezzo pubblicato ieri in prima pagina proprio di Repubblica: «Il potere economico si blinda». Il presidente di Mediobanca andrebbe in Generali (circostanza di cui si parla da mesi) e al suo posto arriverebbe Marco Tronchetti Provera (evenienza di cui si parla anche in questo caso da mesi, ma con il diretto interessato che si mostra a dir poco tiepido) e sullo sfondo ci sarebbe addirittura un ingresso dei francesi di Axa nel capitale delle assicurazioni triestine. Tutto può succedere. E da queste parti non si ritiene che il presidente delle Generali Bernheim sia in grado di mantenere il suo posto, così come si ritiene che Tronchetti dovrebbe risolvere qualche problema di partecipazioni incrociate per far il mestiere di banchiere (Mediobanca ha una partecipazione significativa nella filiera Pirelli) e si arriva financo ad ipotizzare che il solidissimo ingegnere Ligresti sia costretto a mettere qualche gioiello sul mercato per mantenere in piedi la sua visionaria partecipazione nei grattacieli della Fiera. Insomma si ritiene che in questa fase ci siano molte pedine in movimento, alcune in difficoltà altre meno. È la vita della finanza, che con le banche meno forti del passato, inevitabilmente è più movimentata. Ma in tutto ciò le certezze sono due. Berlusconi e De Benedetti c’entrano poco o niente. Il primo «assuefatto», innamorato della politica e del governo, il secondo vittima del suo passato.