Gli affari esteri della Liguria in Amazzonia

(...) L’intesa è stata preparata e pilotata fino all’effettiva conclusione, nero su bianco, da Liguria International, braccio diplomatico della Regione, in particolare da quando è sotto la regia del presidente «tecnico» Franco Aprile. E proprio Aprile, abbattendo con disinvoltura le barriere linguistiche, aveva gettato l’amo nel corso della mega-spedizione della Regione Liguria nell’ex celeste impero, a settembre 2006: una spedizione che tanto ha contribuito, fra l’altro, a spiegare ai responsabili della portualità cinese la convenienza a scalare le banchine della Lanterna una volta portati a compimento - bazzecole, quisquilie, pinzillacchere - il Terzo valico, il water front, il tunnel subacqueo, il nuovo viadotto sul Polcevera e il nodo di San Benigno. La Regione ha salutato con favore il - testuale - «contratto di cooperazione finalizzato all’elaborazione di uno studio tecnico di fattibilità per la costruzione di un acquario in un’area, già individuata, del porto di Tianjin». Come dire: già fatto. «Senza dimenticare - insiste Burlando - l’interesse da parte di Tianjin, il porto di Pechino, a realizzare all’interno della zona high tech un quartiere fieristico con un’area ludico sportiva e dedicata alla nautica». In questo senso, la Liguria può esibire con orgoglio gli Erzelli, ma specialmente la fascia di rispetto di Prà e lo stato delle aree demaniali - oggi a rischio sequestro - che avrebbero dovuto ospitare piscina, giochi, campionati mondiali di canottaggio e manifestazioni di caratura internazionale, ma intanto olezzano di fogna.
La vocazione alla politica estera della Regione, comunque, va ben oltre. Anzi, c’è già andata. In Ecuador, tanto per dire. Se n’è occupato personalmente l’assessore Enrico Vesco, che ha intrapreso iniziative con il ministero degli Affari esteri per - testuale - «cercare di risolvere i problemi esistenti fra l’ambasciata del Paese sudamericano e i cittadini immigrati, assistiti e patrocinati per il soggiorno e il ricongiungimento alle famiglie da Cgil, Cisl e Uil, Arci, Federazione regionale Solidarietà e Lavoro». Boh. Sempre meglio, comunque, della convenzione con la Repubblica di Capo Verde «finalizzata a sostenere lo sviluppo delle attività sanitarie dell’Isola di Fogo con le relative spese a carico del bilancio regionale», cioè dei contribuenti liguri. «È scandaloso - ha tuonato il solito sciovinista Gianni Plinio, capogruppo di An - che il presidente Burlando pensi di migliorare l’assistenza sanitaria dei capoverdiani quando la Liguria rischia la chiusura di 17 ospedali e i liguri sono costretti a pagare pesanti ticket in cambio di un disservizio sanitario in cui ad aumentare oltre alla spesa sono le interminabili liste di attesa. Che Burlando volesse scimmiottare il ministro degli Affari Esteri lo avevamo intuito - parola di Plinio - fin da quando ha ingaggiato addirittura un consigliere diplomatico. Essendo le Isole del Capo Verde delle suggestive mete turistiche non vorremmo che, con la scusa della cooperazione sanitaria, si incrementasse il già più che florido e costoso turismo politico degli amministratori regionali».
Ma se è vero che sono in tanti, a De Ferrari, a interpretare con disinvoltura la vocazione alla politica fuori porta, è altrettanto vero che la qualifica di vero e unico ministro degli Esteri della Liguria spetta a Massimiliano Costa, vicepresidente margherito della giunta Burlando. La coccarda, lui se l’è conquistata sul campo l’estate scorsa, quando ha firmato a Brasilia il «Patto di amicizia tra Liguria e Brasile» dopo aver incontrato e abbracciato (ma non baciato) il presidente Lula. Il documento - testuale - «punta a sostenere e a incentivare nuovi rapporti di partenariato tra la comunità ligure e le realtà locali brasiliane. L’attenzione sarà rivolta, in particolare, a progetti volti a sostenere gli interscambi tra piccole e medie imprese, la pianificazione e l’organizzazione dei servizi pubblici locali, le politiche sociali con particolare riferimento alle fasce più deboli della popolazione, la logistica e la portualità». Non basta: l’accordo prevede anche la pronta risposta alla richiesta del governo brasiliano, e un aiuto per la realizzazione di un centro scientifico-didattico nella zona di Alto Solimoes, in Amazzonia, finalizzato ad ampliare le prospettive di sviluppo della zona e «valorizzare le risorse ambientali del bacino idrico». Vale, in questo caso come per l’acquario a Tienjin, la consolidata esperienza di chi sa come finire a bagno. All’estero, ma soprattutto a De Ferrari.