Affari privati e società, ombre su Bortolussi

Il candidato del centrosinistra in Veneto accusato di dirigere in
maniera disinvolta la Cgia di Mestre. Ha creato e presiede enti che
svolgono lavori di consulenza per la stessa associazione degli artigiani

Intendiamoci, non si può fare il processo ad un uno perché è antipatico e disinvolto. Troppo «disinvolto». Ma lui, Giuseppe Bortolussi, 61 anni, gran capo degli artigiani Cgia di Mestre, è antipatico a mezzo Veneto. O forse a tutto il Veneto. Perché la metà che gli si mostra amica rischia di essere la prima, un domani, mettiamo il 29 marzo, a stappare bottiglie di prosecco per festeggiare la sua sconfitta nella corsa alla presidenza regionale. Che poi sia «disinvolto» è fin troppo chiaro. Visto che lui, il padre-padrone che già governa con polso su quella terra popolosa di artigiani sparsi per duecento chilometri nel principato di sua giurisdizione, se ne frega di quel che gli dicono dietro le spalle. E continua a trattar male nemici e anche amici. Ringhiano a denti stretti, nella sede del trono, in via Torre Belfredo a Mestre e gli contestano un clima di soffocante dittatura.

Dove i dipendenti e i collaboratori assistono o subiscono direttamente ogni sorta di offese personali e svilimenti professionali, dove il licenziamento è sbandierato come modello di gestione organizzativa e dove ancora le ferie, concesse a fatica, sono a malapena tollerate come un male necessario per adempiere ai contratti di lavoro. Non essendo un suo dipendente, preferisce non parlare di queste cose, il suo collega e parigrado Mario Pozza, presidente dell'altra pesante e importante Cgia, quella della Marca Trevigiana, che invece conferma e sottoscrive «l’eccessiva disinvoltura» di Bortolussi nella gestione dell’associazione: «D’altra parte quando si ha la responsabilità di un territorio vasto è ovvio che ci si fanno nemici. E il suo decisionismo, che lo fa muovere senza consultare nessuno e senza rendere conto a nessuno, suscita spesso tensioni».

Già, a proposito di non rendere conto a nessuno, è curioso che il candidato del Pd alla presidenza della Regione Veneto, chiamato a fare lo sgambetto al favorito ministro leghista Luca Zaia, e che, in tema di fisco, ammette di sentirsi «più vicino alle politiche di Tremonti che a quelle di Visco», mostri eccessiva disinvoltura anche nella «navigazione contabile» della sua Cgia mestrina, districandosi abilmente tra fatture e partite di giro dell’associazione. Forse è proprio per questo che il solerte segretario ha dato corpo a una serie di società: Club Impresa srl, Centro studi sintesi, Veneform srl, Consultimpresa srl, Fondazione Moressa e di enti di cui è lui stesso direttore con congrue prebende, che consentono di fare rimanere i soldi all’interno del suo circuito. Ecco quindi che i progetti Interreg, di cui l’associazione mestrina è stata titolare, hanno visto tra i fornitori la società Club Impresa, ovvero la medesima associazione beneficiaria. Discorso analogo per il contributo sul progetto delle reti gestito dalla Direzione Industria della Regione Veneto, dove parte del progetto è stato svolto dalla sempre presente Club Impresa ovvero Cgia. «È vero - ammette Mario Pozza -, le società ci sono e le ha costituite Bortolussi e a Bortolussi fanno riferimento, quindi anche noi della Marca se vogliamo uno studio, una ricerca di settore, ci dobbiamo rivolgere a quelle società e a quelle società paghiamo poi regolare fattura. È ovvio che questo suscita sacrosante perplessità fra artigiani che già criticano la gestione Bortolussi. Vorrei però dire anche che Bortolussi è un ottimo tecnico e che la sua sovraesposizione mediatica, la sua onnipresenza ha comunque giovato in più d’una occasione alla causa degli artigiani».

Bortolussi, segno zodiacale leone, assessore alle Attività produttive in Comune a Venezia, sa benissimo che le imprese dei suoi artigiani la pensano esattamente al contrario del partito per cui lui si è candidato, ma se ne frega: «Istintivamente - dice - sono di sinistra, ma la penso a modo mio. Quando uno si occupa da una vita di valorizzare l’economia e sostiene che un’equa redistribuzione del reddito sta alla base della politica economica, dice una cosa di sinistra. E io, appunto, non voglio lasciare al centrodestra il monopolio della piccola impresa».

«Giuseppe Bortolussi è sicuramente un buon candidato ma non so che cosa ci faccia con la sinistra», riconosce Giancarlo Galan, attuale governatore del Veneto. Certo che a voler guardare il pelo nell’uovo ci sarebbe anche quella storia del nuovo palazzo in costruzione della Cgia di Mestre che sembra servire prima di tutto al suo presidente. Sempre lontano dagli ignari artigiani, la copertura e i rivestimenti dell’opera edilizia - con buona pace delle ricerche più vantaggiose di mercato e della trasparente condotta in tema di appalti edilizi - sarebbero stati assegnati alla società dei Fratelli Muffato di Salzano il cui titolare è lo stesso presidente dell’associazione. Altro fulgido esempio di «disinvoltura», si potrebbe dire.

Dalla poltrona di assessore Bortolussi si dimentica spesso, durante l'attività quotidiana, quale ruolo stia rivestendo di momento in momento. Certo il suo ruolo di amministratore pubblico in Comune a Venezia (per la campagna elettorale mobilitò a suo tempo tutti i dipendenti della sua associazione) «non contribuisce a far chiarezza - ammette ancora Mario Pozza - sulle accuse di commistione tra affari pubblici e interessi privati. Il suo modo di muoversi è indubbiamente un mix di interessi politici, personali e degli artigiani. Naturale che molti, se potessero, vorrebbero silurarlo».