Affascina a destra perché non è di sinistra

Solo un dettaglio, per capire. Obama in Europa nel giugno scorso: Germania, Francia, Gran Bretagna. Chi incontra? Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, poi Gordon Brown e però anche David Cameron. Non basta: Obama affascina la destra perché se c’è una certezza è che lui non è di sinistra. Lo dicono le sue idee, i fatti, la sua campagna elettorale. Ovvio che la sinistra italiana, perennemente a caccia di una legittimazione internazionale, abbia tentato di appropriarsene. Ovvio e però diabolicamente perverso, perché Obama non c’entra con loro. C’entra con un nuovo prototipo di leader bipartisan, forse nopartisan.

C’entra con un’idea di politica che guarda avanti, che dà speranza. L’ultimo mega-spot era un messaggio chiaro al Paese: «Ci sono molte cose che non funzionano, ma si possono cambiare». È uno spirito che assomiglia zero al disfattismo di sinistra, alla commiserazione di un mondo che non ce la può fare. È qualcosa che appartiene a una visione alla Reagan, al capostipite di una destra nuova, moderna, pronta al domani. Per questo in America tanti intellettuali repubblicani lo appoggiano e la destra italiana lo deve seguire con interesse. Strega, Obama. Ispira curiosità e fascino anche in chi teoricamente dovrebbe stare dalla parte opposta. Teoria, appunto. Perché al di là delle deformazioni da campagna elettorale, lui vuole sollevare l’America in crisi e cerca soluzioni che in Europa sarebbero proposte da destra e mai da sinistra. Non si sognerebbe mai di supertassare le rendite finanziarie.

In politica estera si propone come leader in continuità con alcune scelte di Bush: «Quando agiamo nei nostri interessi non riconosco il potere di veto dell’Onu né di chiunque altro. Non possiamo permettere all’Iran di farsi un’arma nucleare. Non lo possiamo accettare e io farò ogni cosa necessaria a prevenire questo scenario. Non escludo l’opzione militare». Obama non è pacifista a ogni costo, non è terzomondista, crede nella patria. Vede il futuro, lo vuole. E ci crede.