Affittare uffici da 1.100 mq al sindacato costa 250 euro

A Milano la Cgil paga 3.080 euro l'anno al Comune per una palazzina su due piani. All'istituto della Resistenza 300 metri quadri gratis. E un gruppo di scout resta senza tetto

Milano - Milano, eccezione che conferma la regola. La regola, o il motto che affonda le sue radici nella saggezza popolare, stabilisce che «la matematica non è un’opinione» e, come tutte le regole, ha la sua eccezione aurea proprio all’ombra della Madonnina. Un mesetto fa l’inchiesta «Affittopoli» in chiave meneghina aveva portato alla ribalta nazionale casi di appartamenti o uffici di proprietà comunale in zona centro concessi a partiti politici e associazioni a prezzi stracciati, oggi sembra che i «furbetti» dei canoni di affitto non se la passino peggio fuori dalle mura.

Per una palazzina a due piani, con tanto di terrazzo, che si estende per un totale di 1.088 metri quadrati in via Giambellino 115, il sindacato paga al Comune la bellezza - solo per sé - di 3.080 euro all’anno. Sì, avete letto bene, circa 255 euro al mese, o, se preferite, circa 8 euro al giorno, quando invece la matematica e il mercato immobiliare, prevederebbero, calcolatrice alla mano, un affitto di circa 180mila euro annui. Cioè un sessantesimo di quello che pagano i comuni cittadini nella stessa via (al Giambellino i canoni oscillano tra i 150 e i 180 euro al mq all’anno secondo Scenari Immobiliari) e che, invece, fanno miracoli per pagare canone o mutuo. Adesso abbiamo la conferma: la Cgil fa «opinione». Non solo, il contratto di affitto con il Demanio, proprietario dell’immobile, stipulato dall’ex sindaco Carlo Tognoli nel 1977 e scaduto nel 2004, non è più stato rinnovato. I sindacati continuano a pagare il ridicolo affitto, sperando forse che in via Larga nessuno si preoccupi di controllare le carte. Le ha controllate, invece, il presidente del consiglio di zona 6, Massimo Girtanner, che si trova tutti i giorni a fare i conti con la penuria di spazi comunali e con le pressanti richieste da parte di associazioni non profit che vagano per la città in cerca di un tetto. «Non si dica poi che i sindacati non sono una casta - commenta amaramente Girtanner -. Il loro contratto è uno scandalo, e pensare che associazioni come la Colletta Alimentare, gli scout e tanti altri continuano a rimanere “senza tetto”. Per non parlare della Polizia Locale che ha una sede, molto piccola, in una zona diversa da quella in cui opera».

E se per il sindacato la matematica è un’opinione, per l’Istituto pedagogico della Resistenza, patrocinato dall’Anpi, la scienza dei numeri non viene neppure contemplata. In via Anemoni 6, nella stessa zona, infatti, gli amici dei partigiani occupano dal 1983 un appartamento di 300 metri quadrati senza pagare nessun tipo di canone. Facile: un contratto di affitto loro nemmeno ce l’hanno. Uno spazio concesso sempre dal socialista Tognoli, e che i «pedagoghi» della Resistenza hanno tenuto con la forza. «Un giorno hanno occupato le aule del consiglio di zona - racconta Girtanner - pretendendo i locali. Più di una volta sono “inciampato” in “Girtanner fascista” scritto sui muri del quartiere. Immaginatevi com’era contenta mia figlia di leggere il nome di suo padre in questi termini...». Non c’è da stupirsi. Loro, in fondo, non fanno altro che adempiere alla missione di proselitismo antifascista («l’istituto - si legge sul sito - intende contribuire allo sviluppo antifascista, democratico e pluralista») cui si ispirano. Nel 2002, in verità, dopo carteggi infiniti e continue sollecitazioni da parte del presidente di zona il centro pedagogico aveva accettato la regolarizzazione, ma «l’istituto - si legge nella memoria scritta inviata al Demanio il 30 ottobre - non ricevette alcuna indicazione». Nessuno potrebbe desiderare niente di meglio... Un invito a nozze per irregolari, abusivi o chiunque si accinga a stipulare un contratto di affitto. Un’ottima carta da giocare per chi in futuro chiederà fondi al Comune, che non potrà più permettersi di «piangere miseria», se non si preoccupa nemmeno di riscuotere gli affitti dovuti.
A Milano anche la miseria è un’opinione...