«Affittasi clemenza e lealtà» Il ventenne che salva i valori

da Milano

E poi bastava affittarli, i valori. Tutti in affanno a tentar di capire-sviscerare-interpretare, i sociologi a dannarsi sul dannoso scetticismo della Generazione X, i religiosi a deplorare il relativismo etico, i filosofi che non esistono più e se esistono di solito parlano di politica. E mai nessuno che abbia pensato a una soluzione.
Era lì, a portata di cartello. Affittasi. Benevolenza, fratellanza, lealtà, solidarietà. Ci hanno pensato loro. Quelli che le ideologie son morte ben prima che loro nascessero, anni Ottanta inoltrati, quelli che i baby boom sono preistoria, quelli che Mtv e Facebook e MySpace. La Mtv generation, la Generazione Y. Lui si chiama Ivan Olita e ne è il prototipo: ha vent’anni, studia design in Brera, conduce una trasmissione su All Music, con il mondo comunica via blog. Ha speso qualche migliaia di euro e ha tappezzato Milano con 5mila cartelli. Affittasi, non vendesi, da bravo figlio dell’epoca nuova, quella del precariato, del resto è tutto gratis. Affittasi valori, una soluzione che è l’anti-soluzione, recuperare i valori recuperandone il valore di mercato, nell’era in cui è il mercato, non la morale, a dettare le regole. Affittasi e sotto il nome di Ivan Olita al contrario, Attilo Navi, perché è dal rovescio che si arriverà al dritto. Affittasi e sotto un numero di telefono. Chiami e un messaggio registrato dice «benvenuti, se volete affittare dei valori lasciate un messaggio dopo il segnale acustico, la vostra richiesta verrà espletata nel minor tempo possibile». Gli hanno lasciato 750 messaggi solo nella prima settimana, sta richiamando tutti.
Voleva provocare, c’è riuscito. Dice: «La crisi dei valori è ormai una scusante che la gente usa per giustificare la propria inattività. I risultati sono due: si compiange la perdita dei vecchi valori, senza domandarsi quali sono i nuovi. E alla fine il valore più celebrato è la libertà, la totale assenza di vincoli. Un rischio, perché la libertà viene intesa come tendenza all’infinito, onnipotenza, tentativo di spezzare anche l’ultimo vincolo rimasto, il tempo. Ma in questo modo si rischia l’autodistruzione, perché l’uomo non è onnipotente né infinito, è un concentrato di forza, sì, ma è un essere finito».
Ha funzionato. Ha chiamato il «bauscia» con la fabbrichètta e il palmare: «Uè testina, sto partendo per la Svizzera, richiamami subito che ho bisogno di tolleranza». La coppia di innamorati: «Stiamo passeggiando al parco Sempione, rispetto e clemenza li abbiamo già, perché non affitti anche il coraggio?». Il diffidente: «Guarda che se scopro che è una pubblicità di mutande ti stacco tutti i cartelli». L’ecologista indispettito «perché poi la gente stacca i cartelli e ci lascia le fascette, che non sono biodegradabili». Non ha chiamato invece Elio delle Storie tese, che ha copiato l’iniziativa: «Affittasi Tatiana, 21 anni, servizi a partire dal primo giugno del 2029», per pubblicizzare il prossimo concerto a Comicittà.
Era solo la prima parte del progetto. La fase due è scattata con i cartelli vuoti «per evidenziare la mancanza di certezze cui il Relativismo ha portato», ognuno può scrivere il valore che vorrebbe ritrovare, c’è chi ha messo in affitto Letizia Moratti e Vittorio Sgarbi, vabbè, ma anche quella è partecipazione. Del futuro anticipa solo che la fine del progetto è fissata al primo giugno, con una terza fase legata al vincolo del tempo e l’ultimo step in cui svelerà il nome del valore nuovo, quello «a cui tutti dovrebbero interessarsi». Un termine poco noto, dice, che lui spera che «tutti vadano a cercare su Google», dove sennò. Cita Oswald Spengler per spiegare l’origine del Relativismo: «Ogni cultura ha il suo proprio criterio la cui validità comincia e finisce con esso. Non vi è alcuna morale umana universale». Ma Spengler diceva anche che «alla fine è sempre un plotone di soldati a salvare la civiltà». C’è speranza.