Affittava il suo telefonino ai detenuti di Cassino: arrestato agente di custodia

da Cassino (Frosinone)

Il telefonino in affitto ai detenuti del San Domenico di Cassino, in cambio di cinquanta o cento euro a seconda dell´importanza e della lunghezza della chiamata. La corruzione nel carcere di Cassino si consumava così.
Lui, assistente capo della Polizia penitenziaria barattava il suo compito di vigilanza con un pugno di euro. Che però sommati al numero di reclusi «beneficiati» rappresentavano un ottimo arrotondamento dello stipendio.
A scoprire ed arrestare l´agente corrotto sono stati gli investigatori della squadra mobile di Frosinone, agli ordini del vice-questore Cristiano Tatarelli e gli stessi colleghi del agente della penitenziaria. L´indagine è iniziata lo scorso anno quando altri agenti di custodia hanno notato alcuni atteggiamenti troppo confidenziali tra il collega ed alcuni detenuti. Sguardi, complici ma anche guardinghi, inusuali strette di mano troppo calorose, hanno insospettito chi da anni lavorava accanto a lui.
Stando ai primi accertamenti il sottufficiale non avrebbe soltanto messo a disposizione il suo telefonino, ma avrebbe fatto anche piccoli favori ai detenuti-clienti. Insomma avrebbe fatto il postino consegnando e facendo uscire dalla casa circondariale di via Sferracavalli, biglietti e pacchi.
Dopo la prima segnalazione, giunta in modo informale, alla direttrice del carcere di Cassino, la dottoressa Maria Civita Reale, sono partite le indagini, in modo discreto e coinvolgendo pochi colleghi del «secondino» infedele e gli uomini della squadra mobile.
L'agente è stato arrestato su richiesta del sostituto procuratore Claudio Morra. Sabato sera l´indagine si è conclusa e l´uomo si è visto notificare un ordine di custodia cautelare. Ora è agli arresti domiciliari e l'accusa per lui è quella di corruzione.
Le indagini, però, non sono finite. Ora si vuol scoprire se il telefonino veniva utilizzato per chiamare soltanto i familiari, oppure se qualche detenuto abbia avuto modo, grazie alla collaborazione dell'agente di sicurezza, di coordinare i suoi «affari» anche restando dietro le sbarre.