Affitti cari e tassi favorevoli Meglio la casa di proprietà

Tre milioni di nuovi proprietari di casa negli ultimi 5 anni e 4 milioni e 180mila famiglie che vivono in affitto: sono le due facce del mercato immobiliare residenziale che, protagonista di un prolungato boom, ripropone la spinosa questione delle politiche abitative per le fasce sociali medio-basse, tanto più alla luce della sempre più limitata offerta di case in affitto a prezzi contenuti. A porre l’accento sull’esiguità del patrimonio di edilizia sociale pubblica e sulle criticità legate al tema della locazione è stato un recente rapporto del Censis, condotto con il contributo del Sunia.
È evidente come canoni di affitto piuttosto salati e bassi tassi di interesse abbiano convinto le famiglie a preferire d’indebitarsi con un mutuo e a comprare. L’Istat stima che le famiglie proprietarie siano oggi l’81,3%, mentre le elaborazioni del Censis mostrano che gli alloggi in affitto sul totale di quelli occupati raggiungono una quota del 20,3 per cento. Un dato in linea con quelli di Grecia e Irlanda, e tale da collocarsi a metà strada tra l’11% della Spagna e il 31% di Gran Bretagna e Stati Uniti d’America.
«Lo stock in affitto - spiegano i curatori del rapporto - è ancora composto da abitazioni di proprietà di persone fisiche, e manca nel settore, a differenza di altri Paesi europei, una presenza significativa di grandi investitori». Oltreconfine le politiche di dismissione del patrimonio residenziale pubblico hanno avuto grossa parte nell’accrescere l’offerta di case in locazione che, per il settore dell’edilizia sociale, è ben maggiore rispetto all’Italia: in Austria e Francia si tratta del 14,3% e del 17,5% sul totale degli alloggi occupati, contro il 4,5% del nostro Paese. Proseguendo nella comparazione, è interessante rilevare che le famiglie a basso reddito nel 2004 rappresentavano il 30% degli inquilini e il 17% dei proprietari, valori non troppo distanti da quelli osservati in Francia (25% e 12%), mentre l’Austria mostrava una situazione paritetica, con il 12% di percettori di redditi sotto media sia tra gli affittuari che tra i proprietari. Che gli affitti siano cresciuti in modo considerevole, soprattutto nelle grandi aree urbane, è un fatto assodato.
Tra il 1999 e il 2006 i canoni medi di affitto risultano pressoché raddoppiati; nello stesso periodo, stando all'Osservatorio Immobiliare di Nomisma, i prezzi delle abitazioni usate hanno segnato un più 87 per cento. Va anche detto che nel 2006 la dinamica dei prezzi nel mercato della locazione, si è rivelata di almeno un punto inferiore all’incremento dei valori di acquisto delle case. Dall’indagine condotta da Censis, Sunia e Cgil presso un campione di circa 5mila famiglie in affitto, emerge che il valore medio nazionale del canone, nel settore privato, è di 440 euro mensili. Più in dettaglio, i valori massimi si registrano nelle regioni del Centro (580 euro/mese), quelle più bassi al Sud (376 euro/mese), mentre nel Nordest il canone medio equivale a 454 euro mensili, contro i 426 che si registrano nel Nordovest.