Affitti proletari ai Br: nove euro per 70 metri

A Padova canoni mensili super agevolati ai cinque, tra gli arrestati e gli indagati nell’ultima inchiesta anti-terrorismo, che abitano in appartamenti del Comune

Stefano Zurlo
nostri inviati a Padova
L'Affittopoli del partito armato è il vanto della città di Padova. Nelle precedenti puntate vi avevamo informato del trattamento di favore riservato dalla giunta di centrosinistra ai presunti rampolli del terrorismo rosso beneficiati a vita di alloggi popolari ottenuti previa occupazione illegale, sponsorizzazione politica, e successiva sanatoria. Le ultimissime novità riguardano gli straordinari canoni mensili che questi fortunati signori sono invitati a pagare all'Ater, l'azienda che gestisce il patrimonio immobiliare limitandosi a dar seguito alle assegnazioni decise dal Comune.
Come non cominciare allora dall'appartamento in cui viveva il «prigioniero politico» Claudio Latino, un passato nell'autonomia operaia di Toni Negri, indagato per l'omicidio Biagi, arrestato perché considerato il leader della cellula milanese delle nuove Br (quello, per intendersi, che si allenava col kalashnikov nei campi di Canal Bianco per far fuori il professore Pietro Ichino). Ogni mese, lui e la compagna coindagata Maria Zanin, dovevano sborsare la bellezza di 9 euro e 10 centesimi per una settantina di metri quadrati calpestabili in via Citolo da Perugia. Una bella casetta dove la polizia municipale ad agosto 2005 rintracciò una persona che non aveva diritto ad abitarci, ovvero uno dei tanti inquilini del centro occupato Gramigna: Alessandro Toschi, altro rivoluzionario Fiom assicurato alle patrie galere nella retata di metà febbraio. All'Ater i pagamenti di Latino risultano regolari (sic!).
Meritevole di citazione, per la consistenza mensile dell'esborso proletario (65.50 euro per 80 metri quadrati), l'alloggio di via Volturno 21 assegnato a Davide Bortolato, altro sindacalista metalmeccanico, anche lui indagato nell'inchiesta sul delitto Biagi (quando venne perquisito la Digos trovò in casa Massimiliano Gaeta, successivamente arrestato per appartenenza alle Br) principale punto di riferimento della cellula padovana. Nel 2005 il reddito dichiarato da Bortolato era di 20.582 euro l'anno. Ad oggi l'inquilino-recluso non ha pendenze o morosità: prima di finire in cella non ha badato a spese e ha versato 131 euro quale anticipo fino a tutto aprile.
Canoni politici, di assoluta convenienza, anche per Andrea Scantamburlo, no global Fiom dei No-base di Vicenza, considerato dalla Digos l'esperto informatico del gruppo di fuoco lombardo-veneto. Al pari di Latino anche l'abitazione Ater condivisa dal febbraio 2001 con l'attivista della Cgil, Sara Salimbeni (indagata) è in via Citolo da Perugia, civico 94. La superficie sfiora gli 85 metri quadrati, l'affitto a fatica raggiunge i 230.37 euro, i redditi dichiarati dagli okkupanti sono cristallizzati nella cifra annua di 22.783 euro per Andrea, di 9.278 euro per Sara.
Andiamo avanti. La signora Amarilli Caprio è una fedelissima del Gramigna, della Cgil, delle case popolari sfitte. Finisce al fresco nell'inchiesta sulla Br. A forza di provarci alla fine riesce a ottenere un immobile Ater in coabitazione con un amico, Mattia Boscaro. Siamo in via Varese, zona Savonarola, settanta metri ben distribuiti, canone «politico» a 231 euro e spiccioli. Nonostante l'occasionissima la primula rossa è restia a mantenere gli accordi sottoscritti. Versa i quattrini sempre in ritardo, spesso prende tempo, quando viene pressata dall'Ater eroga qualcosina, promette di fare la buona, ma poi torna morosa. È più forte di lei. Nel febbraio 2005 addirittura smette di pagare, per riprendere nel dicembre 2006 con il saldo immediato di tutti gli arretrati. S'impunta solo su un dettaglio: le spese legali. Ad oggi non ne vuol ancora sapere di elargire i 400 euro addebitati per i disguidi nella mancata puntualità dei pagamenti.
E che dire, poi, del record qualità-prezzo stabilito dal ventisettenne leader del Gramigna, Giorgio Bauchensky, il cui indirizzo Ater spicca nella citazione a giudizio per gli scontri con la polizia del giugno 2003 e nell'ordinanza d'arresto del gip Salvini a proposito del famigerato furgone Ducato utilizzato dai presunti brigatisti. Bene: per l'appartamento di 240 metri intestato al padre Maurizio (reddito annuo dichiarato di 17.341 euro, più i 17.910 della moglie) e ricavato nello splendido palazzo cinquecentesco di Corte Ca' Lando, la spesa per l'affitto dove risiede il povero disobbediente (che di euro ne ha dichiarati 18.351) è di 460,96 euro al mese. Hasta la casa, siempre!
(1. Continua)
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it